Approfitta subito della promozioneSconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Sconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Politica

È in fin di vita il medico con l'Ebola

Ricoverato in Rianimazione respira grazie a uno speciale macchinario. Potenziata la task force dello Spallanzani. "Condizioni gravi ma stabili"

Respira attaccato ad una macchina il medico siciliano contagiato da Ebola. Le funzioni vitali costantemente monitorate. Pronto ad intervenire un pool di rianimatori. Perché nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Spallanzani il volontario di Emergency è stato trasferito d’urgenza giovedì sera. Chiuso nella barella di biocontenimento per evitare qualsiasi contatto con i sanitari, poco dopo le 22 è stato portato dalla Zona Rossa ad alto isolamento dove era ricoverato dal 25 novembre scorso, nel reparto al pianterreno, sgomberato per ospitarlo. I cinque pazienti che lo occupavano sono stati trasferiti in altrettanti ospedali di Roma e provincia. Ora la Rianimazione è un bunker dove entrano soltanto i trenta medici e infermieri della task force che lo sta curando, gli anestesisti che lo tengono sedato. Oltre ai rianimatori, appunto. «È in condizioni gravi ma stabili», spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. «Dopo il peggioramento dell’altro giorno è stato messo in respirazione assistita». Chi entra nel bunker deve indossare la tuta protettiva, guanti, stivaloni di gomma e mascherina. La valutazione su quali farmaci somministrare, visto che una cura per l’Ebola non c’è ancora, «viene fatta giorno per giorno sulla base delle condizioni del paziente». L’Agenzia italiana del farmaco, di concerto con il Ministero della Salute, ha autorizzato il trattamento di alcuni medicinali in via sperimentale. Medicinali già utilizzati in Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti e che hanno contribuito a salvare la vita di chi è colpito dalla febbre emorragica. Sono stati usati insieme a trasfusioni di plasma di malati guariti da Ebola per aiutare l’infettivologo cinquantenne a produrre anticorpi e battere il virus che ha ucciso 6.128 persone e ne ha contagiate 17.290. Allo Spallanzani il volontario di Emergency è arrivato undici giorni fa, dopo essere stato rimpatriato con un volo speciale dell’Aeronautica militare. Il virus lo ha contratto lavorando nell’ospedale da campo di Lakka, in Sierra Leone, dove è sbarcato il 18 ottobre scorso. Al momento del ricovero le condizioni di salute erano abbastanza buone, soltanto un po’ di febbre. Il trattamento anti-Ebola l’ha iniziato subito insieme alle infusioni di «plasma di convalescente». E questo ha contribuito a migliorare la situazione. Il 28 novembre, improvvisamente, è peggiorato. Ha iniziato ad avere disturbi gastrointestinali (nausea, vomito e diarrea) e sono comparse bolle sulla pelle ma nessuna emorragia, l’evento più temuto dai malati di Ebola. Fino a domenica ha comunque continuato ad essere autonomo, a camminare nella stanza, ad interagire con i sanitari. Psicologicamente forte, un passato come medico in Marina e un presente come dirigente all’Umberto I di Enna, un uomo abituato a prendere decisioni in situazioni difficili e a lottare. «Speriamo e preghiamo che la situazione si metta per il meglio per il nostro medico», afferma il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che chiede «rispetto per la sua famiglia», la moglie e le due figlie rimaste a casa, ad Enna. «Ce la farà, ne siamo certi», si limitano a far sapere i colleghi dell’ospedale Umberto I. Dove il medico è arrivato dopo aver diretto l’Unità operativa di Malattie infettive del «Santa Caterina Novella» di Lecce e aver lavorato al centro diagnostico «G.B. Morgagni» a Catania. Mentre Roma è in apprensione per la sorte del «paziente zero» di Ebola, in Italia si sono registrati ieri due falsi allarmi per sospetti casi di febbre emorragica. Il primo ad Anzio e l’altro a Palermo, dove il direttore generale dell’Asp Antonino Candela ha aperto un’indagine interna. Ogni giorno in Sierra Leone vengono registrati fra 80 e 100 nuovi malati di Ebola. Ad un anno dall’inizio dell’epidemia (diagnosticata per la prima volta il 6 dicembre 2013 in Guinea) è il paese più colpito dal virus. «C’è bisogno di più di mille posti letto per i pazienti», lancia l’appello al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite il ministro delle Finanze sierraleonese Kaifalah Marah, precisando che «ci sono 6.201 casi confermati della malattia e 1.900 sono le persone morte». Ebola è presente anche in Liberia e Mali. Senegal, Nigeria e Congo hanno invece sconfitto l’epidemia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.