Politica

Vaccini, a Terni 13esima morte sospetta

È una 83enne deceduta in casa 24 ore dopo la puntura. Sono otto le regioni interessate

In Umbria la tredicima morte sospetta per il vaccino antinfluenzale, che fa salire a otto le regioni interessate dalla "bufera" Fluad. La notizia del nuovo decesso, avvenuto in concomitanza temporale con la somministrazione del vaccino antinfluenzale Fluad, prodotto da Novartis Vaccines and Diagnostics, è stato segnalato all’Aifa ieri tramite la Rete Nazionale di Farmacovigilanza. «È accaduto a Terni - si riferisce - e si tratta di una paziente di 83 anni affetta da gravi patologie e in politerapia». Complessivamente il numero di decessi presenti nella Rete Nazionale sale a 13. Le segnalazioni riguardano: Sicilia (2); Molise (1); Puglia (2); Toscana (2); Emilia Romagna (2); Lombardia (2); Lazio (1) e Umbria (1). La Direzione alla Sanità della Regione Umbria parla di un decesso avvenuto «a Spoleto», «il 26 novembre» di «una paziente di 83 anni», «affetta da gravi patologie per le quali assumeva molti farmaci» morta nella «propria abitazione», «a distanza di 24 ore dalla somministrazione di vaccino antinfluenzale Fluad della Novartis» che non appartiene «ai due lotti segnalati dall’Aifa, che non sono stati acquistati né distribuiti da nessuna Azienda sanitaria dell’Umbria». Il gruppo di Forza Italia a Monecitorio ha ribadito la necessità di una informativ urgente del ministro. Finora nessuna correlazione di causalità. Oggi, riferiscono dall’Aifa, avrà inizio l’esame approfondito dell’intera problematica in sede europea presso il Comitato per la Valutazione dei Rischi, e la Farmacovigilanza dell’Agenzia Europea dei Medicinali, che si concluderà entro giovedì. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che i primi test sono negativi. «Non c’è alcuna evidenza, per ora, che ci siano problemi tossicologici nei lotti di vaccini Fluad sotto esame» riferisce il commissario straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, che conferma che «i dati definitivi sugli esami tossicologici li avremo martedì, mentre dovremo aspettare 15 giorni per gli esami microbiologici». La paura dilaga. E gli otto medici, una squadra al femminile coordinata da Maria Grazia Pompa, che risponde al numero verde 1500 di pubblica utilità attivo dalle 9 alle 18 tutti i giorni non basta più. Migliaia le chiamate al telefono dove si chiamava anche per l’Ebola. E da oggi, nel call center che sfida la psicosi, di medici ce ne saranno saranno 14. Lavorano da 15 anni nella Sala situazioni del ministero della Salute al sesto piano all’Eur accanto al palazzo Parnasi. Dalla situation room gestirono anche i terrori per pandemia suina del 2009, aviaria (2006), Sars (2003), e la psicosi antrace dopo le Torri gemelle. Ti rispondono subito. Abbiamo telefonato anche noi, ma in incognita. La domanda, in sintesi: «se a morire sono stati soprattutto i grandi anziani, che prendono molte medicine perché hanno molte malattie, conviene fargli fare il vaccino?». La risposta rinvia la scelta «al medico curante», che ha il quadro della situazione del paziente in questione. Perché, spiegano: «ogni nuovo farmaco può interferire con il delicatissimo equilibrio» su cui poggia la vita dei grandi anziani». Ma allora perché rischiare?. Ma «anche l’influenza è una novità che turba l’equilibrio» la replica. Più perplessa di prima. Mi mettono davanti i numeri: «8mila decessi l’anno in Italia per influenza». 1.600 ogni giorno fra gli over 65 e il 50% era vaccinato (senza correlazione fra decesso e vaccino) i dati Istat. Sarebbero molti di più senza profilassi vaccinale. Penso: «Sarà per questo che il ministro Lorenzin ha fatto vaccinare la nonna di 93 anni, il papà di 77 e tutta la famiglia? ».

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