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Politica

La riforma delle Province non convince. Il governo inverta la rotta

di Gualtiero Corsini In attesa della riforma costituzionale che le abolirà, con il via libera della Camera al disegno di legge Delrio, le Provincie sono svuotate delle loro funzioni. Decollano...

In attesa della riforma costituzionale che le abolirà, con il via libera della Camera al disegno di legge Delrio, le Provincie sono svuotate delle loro funzioni. Decollano inoltre le città metropolitane. Gli amministratori provinciali uscenti restano in carica quest’anno in attesa che, tra ottobre e dicembre, si eleggano i nuovi rappresentanti. Attenzione, rappresentanti di secondo livello, cioè non di diretta espressione dei cittadini. Gli organi delle «nuove» Province, definite «enti di area vasta», (Presidente, Consiglio e assemblea dei sindaci) sono infatti eletti dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Provincia tra gli stessi amministratori locali. Tutti incarichi a titolo gratuito, da qui l’idea che si dovrebbe ridurre il costo della politica locale dal 1° gennaio 2015. Il provvedimento potrebbe a questo punto sembrare un piccolo passo avanti ma, in realtà, è fonte di molte criticità. Sul piano politico, sia l’elezione del Consiglio Provinciale che la composizione dell’assemblea dei Sindaci, non regge. Questo perché le Province comprendono un numero differente di Comuni, alcune, come Bergamo (244) ne hanno centinaia, altre, vedi Prato (7) un numero minimo, per giunta con differenze enormi anche sul piano del numero di abitanti di ogni Comune. Il tutto provoca una conseguente forte distorsione della rappresentanza. Il provvedimento, inoltre, non abolisce l’ente Provincia, in attesa della riforma del Titolo V della Costituzione che dovrebbe cancellarlo definitivamente. Ma l’esistenza di un livello intermedio tra Regione e Comune è un’esigenza che viene percepita in tutti i principali Paesi: Contee, Dipartimenti, Cantoni, Province Spagnole e Kreis, sono inequivocabilmente Province. E in tutti questi Stati non sono emerse istanze di riforma delle Province, né l’idea che queste siano inutili. D’altronde, svuotare le Province sostituendole con una «Area Vasta» rivela una incertezza ordinativa che in breve tempo mostrerà molti problemi a livello locale, non foss’altro perché l’articolazione dello Stato e delle sue espressioni è ancora organizzata a livello provinciale: Prefetture, Questure, comandi dei Carabinieri, e la mancanza di un interlocutore espressione diretta del popolo potrebbe farsi sentire. Tutto questo quando la strada per risolvere il problema rapidamente c’è ed è per giunta semplice: una legge ordinaria che va nella direzione di una «Ristrutturazione delle Province» (come il Ddl Delrio) e persegue gli obiettivi di spendig rewiew, ma non necessita di un successivo Ddl costituzionale e non implica spostamenti di personale. In sostanza, oggi gli eletti di una Provincia e del Comune capoluogo costituiscono una diarchia ipertrofica a fronte di un ambiente e di interessi locali sostanzialmente esclusivi di una città e dei Comuni limitrofi con essa integrati. In conseguenza di ciò è sufficiente che tutti i Comuni capoluogo assorbano le funzioni e i compiti della Provincia e la burocrazia associata. Questo comprendendo i Comuni urbani (Municipi o gruppi equivalenti) e i Comuni extraurbani, rappresentati in un Consiglio e in una Conferenza provinciale composti esattamente come Consiglio e Conferenza metropolitana del Ddl Del Rio. Mentre l’assessore al Personale del Comune capoluogo avrà il compito di unire le tre burocrazie (Comune capoluogo, Provincia, Comuni urbani). D’altra parte, con il provvedimento appena approvato, la città capoluogo elegge un «Sindaco della Provincia» già per le Città Metropolitane che, in fin dei conti, sono Province più piccole; mentre le Provincie sono Città Metropolitane più grandi! Meno alchimie istituzionali e un maggior pragmatismo porterebbero a maggiori risultati di risparmio ed efficienza continuando a garantire una rappresentanza popolare diretta e non sfumata da processi di mediazione a dir poco opachi.

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