Politica

Matteo: «Non mollo, dobbiamo cambiare»

Il presidente del Senato Grasso attacca: «Serve un’assemblea di eletti» Ma il premier tira dritto: oggi il Consiglio dei ministri vara la riforma

Matteo Renzi non tratta, non si ferma e anzi rilancia. Oggi alle 15 è convocato il Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il disegno di legge costituzionale di riforma del Senato e del Titolo V. In pratica, della bozza circolata un paio di settimane fa (e che compare anche sul sito ufficiale del governo), sono stati cambiati solo pochi dettagli. Diciamo le virgole. Qualche potere in più ai Comuni, in particolare ai capiluogo, qualche discussione con le Regioni circa le competenze. Punto. Eppure ieri sembrava di essere tornati indietro di qualche secolo con il Senato delle coltellate. Sono scesi in campo due pezzi da novanta: il presidente del Senato, Piero Grasso, e il senatore a vita Mario Monti. Il primo viene intervistato da Repubblica e chiede che la «camera alta» resti un’assemblea degli eletti, che non ne venga completamente snaturata la funzione («Ma non sono un parruccone, sono io il primo rottamatore di questo Senato») e che invita a non procedere sulle riforme a colpi di voti di fiducia. Il secondo invece invoca aperture alla società civile. Ma a ora di pranzo arriva la replica del premier: «Capisco le resistenze di tutti - commenta Renzi in un’intervista al Tg2 -, ma la musica deve cambiare. I politici devono capire che se per anni hanno chiesto di fare sacrifici alle famiglie ora i sacrifici li devono fare loro». «Il punto centrale è che il governo su questa linea non molla - insiste Renzi -: ridare credibilità alle istituzioni e alla politica passa attraverso i sacrifici per i politici, altrimenti si continua così e non si va da nessuna parte». Nel merito delle richieste avanzate da Grasso, il presidente del Consiglio dice: «Ho grande rispetto per il Senato, ho grande rispetto per il presidente del Senato e capisco che debba difendere l’istituzione che rappresenta, ma il vero modo per difendere il Senato non è fare una battaglia conservatrice tesa a mantenere lo status quo; è prendere atto dei paletti che ci siamo dati. C’è massimo rispetto nei confronti del presidente Grasso ma abbiamo preso un impegno nei confronti dei cittadini che hanno diritto al cambiamento. È ora di cambiare pagina». E quindi «mai più voto di fiducia, mai più voto di bilancio, riduzione del numero dei parlamentari e delle indennità, quindi chi sta in Senato è un rappresentante delle istituzioni che non viene pagato, un sindaco un presidente di Regione, non un senatore pagato per questo». Il Senato manterrà il suo ruolo nelle leggi costituzionali e nell’elezione del presidente della Repubblica, ma «mai più bicameralismo perfetto». Grasso non ci sta. E replica: «La mia non è una battaglia conservatrice. Io sono il primo che vuole eliminare questo tipo di Senato. Il problema è solamente sulle funzioni che deve avere questo Senato. Io non partirei dalla composizione senza prima aver capito quali funzioni vogliamo dargli». «Renzi ha una sua bozza che è stata dichiarata aperta a qualsiasi contributo. Io sento di poter darne, non per difendere una casta. Io sono il primo simbolo del cambiamento, quindi sono il primo che vuole questo cambiamento. Ma mi permetto, volendo rimanere super partes, di rivendicare il diritto di poter esprimere le mie opinioni. Io non sono né un parruccone né un conservatore né un portavoce dei senatori. Sì, stamani tanti di loro mi hanno chiamato per dirmi "Ah, finalmente qualcuno che dice le cose". Io voglio aiutare il presidente Renzi per non farlo trovare davanti a ostacoli. I numeri a Palazzo Madama rischiano di non esserci, basta ascoltare le prese di posizione di Forza Italia...». E Fi, con Renato Brunetta, va all’attacco: «L’Italia non può permettersi in questo momento avventurismo e incertezza. E di fronte ad una lacerazione così frontale e deliberata è necessaria una parola di chiarezza. Ci domandiamo se tale parola non debba essere sollecitata dal Capo dello Stato nell’esercizio della sua moral suasion».

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