Politica

In 600 Comuni l’Imu si pagherà ancora

La beffa Quei sindaci che nel 2013 hanno aumentato le aliquote ora girano il conto ai cittadini Il governo non ha previsto le compensazioni per l’extragettito. A gennaio si pagheranno 42 euro

L’Imu sulla prima casa non è stata abolita del tutto. La colpa è di quei sindaci «furbetti» che approfittando della disattenzione del governo, hanno alzato le aliquote dell’imposta sulla casa. Il risultato è che il governo abolendo la seconda rata dell’Imu (quella di dicembre) ha predisposto una copertura pari a 2,150 miliardi, lasciando fuori i rincari effettuati da quei sindaci. Il conto sarà girato a chi risiede nei Comuni interessati dagli aumenti. I cittadini quindi si vedranno costretti a pagare a gennaio insieme alla Iuc, la nuova imposta sugli immobili, anche un residuo di Imu sulla prima casa. La Uil ha calcolato che l’esborso dovrebbe essere circa di 42 euro. Non solo. Quei Comuni che non hanno alzato l’aliquota avrebbero tempo fino a domani per farlo e potrebbero trasmettere la delibera fino al 9 dicembre. Difficile pensare che in tutta fretta qualcuno ne approfitti ma sulla carta la possibilità c’è. Sono oltre 600, secondo una stima dell'Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, le città in cui sono state aumentate le aliquote 2013 rispetto a quelle standard. E che ora, dopo la decisione di ieri in consiglio dei ministri secondo cui l'extragettito atteso sarà ristorato solo per metà dallo Stato, saranno costrette a chiedere il conto, per il restante 50%, ai cittadini. Succede, ad esempio, a Milano, Benevento, Bologna, Verona e Genova. Ma anche Catania, Napoli e Frosinone. Una mini-stangata, calcola la Uil, da 42 euro in media per i residenti dei territori interessati. E poi, lamentano i sindaci di tutta Italia, c'è tanta, troppa «incertezza» sulla futura Iuc che, così com'è disegnata nella legge di stabilità, non li soddisfa affatto. «Il governo faccia rapidamente chiarezza sulla seconda rata dell'Imu 2013 e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani», afferma il presidente dell'Anci Piero Fassino che già nei giorni scorsi aveva parlato di «una situazione al limite della rottura dei rapporti istituzionalì e che torna a chiedere un incontro urgente all'esecutivo e ai capigruppo della Camera dove la manovra è passata». Questa settimana servirà a testare i margini di una trattativa, ma, il 5 dicembre, è già fissata una riunione dell'Ufficio di presidenza dell'associazione dei sindaci, che servirà per tirare le somme e assumere una posizione ufficiale. Intanto monta il malcontento tra gli amministratori. Serpeggia l'idea di arrivare a una mobilitazione eclatante. Il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana, non ha alcun dubbio: «non si devono più intrattenere i rapporti istituzionali con il governo e che l'Anci non deve partecipare più ai tavoli». Sul piede di guerra i sindaci di Milano, Napoli e Bologna che hanno ritoccato al rialzo le aliquote. «La decisione del governo di non dare ai Comuni l'intero gettito dell'Imu prima casa facendo pagare una parte ai cittadini, nonostante le promesse, è una follia - accusa il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia - Se così fosse, e confido ancora non sarà, saremmo allo scontro istituzionale». Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, bolla la mossa del governo come «una beffa». «Si è scelta una soluzione che scarica su cittadini e sindaci il costo della mancata copertura integrale della seconda rata Imu. Così l'imposta sulla prima casa non è abolita». Condanna la mancata copertura integrale dell'Imu anche Enzo Bianco, sindaco di Catania, tra quelle amministrazioni costrette all'aumento delle aliquote per la procedura di «pre-dissesto». «Tutti i sindaci italiani da Milano a Catania sono estremamente preoccupati per l'incertezza che regna sulla copertura della seconda rata Imu - afferma Bianco - Una situazione che conduce molti comuni virtuosi in una condizione di straordinaria difficoltà e per le amministrazioni che hanno dovuto alzare l'aliquota, in attuazione di un obbligo di risanamento, c'è il paradosso di ritrovarsi oggi in una condizione di estrema incertezza». Ma a farsi sentire non sono solo i sindaci dei Comuni dove l'Imu, di fatto, è abolita solo a metà. La legge di stabilità, che ridisegna la tassazione locale, lascia tutti delusi e perplessi per quella che il sindaco di Pavia e vicepresidente vicario dell'Anci Alessandro Cattaneo definisce «una inaccettabile incertezza per cittadini, aziende e amministrazioni comunali». Con il pericolo che la nuova Iuc si trasformi in un'altra stangata. «Il rischio - denuncia infatti il sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla Finanza locale, Guido Castelli - è che sia alla fine più alta della somma di Imu e Tares».

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