Un nuovo 1994. Silvio Berlusconi sogna una cavalcata trionfale come quella che, quasi 20 anni fa, lo portò per la prima volta a Palazzo Chigi. Dopotutto, oggi come allora, la bandiera da sventolare è quella di Forza Italia. «Forza Italia è il futuro - dice ai parlamentari riuniti nella sala della Regina di Palazzo Montecitorio -. Dobbiamo rifare i club, uno in ogni comune». Una frase che apre subito un nodo difficile da sciogliere: quello dell’organigramma. Il Cavaliere sa che non sarà facile accontentare le due anime del partito. Basta un niente per far saltare il fragile equilibrio tra falchi e colombe. Un esempio su tutti quello che è accaduto ieri alla Camera dove, a mesi di distanza dalle dimissioni del ministro Maurizio Lupi, l’Aula ha votato e eletto il vicepresidente mancante. Per settimana il nome che circolava era quello di Daniela Santanchè. Ma alla fine l’ha spuntata Simone Baldelli. Con un’accelerazione che ha mandato su tutte le furie Denis Verdini che, raccontano i ben informati, durante un lungo vertice notturno martedì a Palazzo Grazioli, sarebbe quasi venuto alle mani con il capogruppo Renato Brunetta. Insomma le tensioni non mancano. Per questo ora Santanché dovrebbe ottenere un «risarcimento» con un ruolo di responsabilità all’interno di Forza Italia. Che dovrebbe strutturarsi con un presidente (il Cav) affiancato da un comitato di reggenza che mantenga pesi e contrappesi. I nomi che circolano sono quelli di Sandro Bondi (che potrebbe anche rivestire il ruolo di coordinatore), i capigruppo Brunetta e Schifani, Denis Verdini, Annagrazia Calabria, Angelino Alfano e Marcello Fiori. Quest’ultimo dovrebbe occuparsi del coordinamento dei club. Uomo di fiducia di Guido Bertolaso, è stato anche consulente di Bondi ai tempi in cui era ministro dei Beni Culturali oltre che commissario a Pompei. Un uomo della Protezione Civile e c’è già chi ironizza: «Per risolvere il caos che c’è serviva proprio la Protezione Civile». In ogni caso Berlusconi, fedele alla propria indole e conscio del fatto che in questo momento ogni spaccatura all’interno di Forza Italia può essere deleteria, continua a non escludere alcuna possibilità. Ieri sera, durante l’Assemblea, ha più volte ribadito che il partito deve rimanere unito. E negli incontri a Palazzo Grazioli (tutti svolti in un clima molto teso) ha incalzato i suoi: «Se decado io decadiamo tutti insieme. Fatemi vedere cosa siete capaci di fare per me». Per questo starebbe pensando anche di rinunciare al «direttorio» per assumere esclusivamente la guida di FI. Qualcuno legge proprio in questa chiave la decisione di trasferire la propria residenza da Arcore a Roma. In questo modo, infatti, il Cavaliere potrebbe, pur agli arresti domiciliari, intervenire nelle vicende del partito. Ma si tratta per lo più di ipotesi. Come quelle che parlano di una manifestazione sabato a Roma per il lancio ufficiale della nuova Forza Italia. Mentre lunedì Berlusconi dovrebbe incontrare un nutrito gruppo di imprenditori. Gli stessi che rappresentarono il «motore» della rivoluzione liberale del 1994. Indiscrezioni, voci che si rincorrono in un turbinio continuo di conferme e smentite. Perché la situazione cambia da un minuto all’altro. E lo scontro diventa sempre più acceso. I falchi insistono nel volere la «testa» di Alfano escludendolo totalmente dall’organigramma. Le colombe non vogliono perdere terreno e rimanere emarginate. Una faida che di certo non appassiona il Cavaliere che invece vorrebbe una struttura snella con volti giovani e nuovi capaci di ridestare l’entusiasmo di quanti si sono allontanati dal centrodestra nella ultime elezioni. Per questo, alla fine, tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Dopotutto il Cavaliere non è nuovo a «mosse a sorpresa». Quella di ieri sera, decisa quando nessuno se lo aspettava, ne è una testimonianza concreta.
Un uomo di Bertolaso per gestire i club di FI
Organigramma Spunta Marcello Fiori, già alla Protezione Civile Lite furiosa tra Verdini e Brunetta sulla vicepresidenza della Camera
