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Politica

Decadenza, scontro sul voto segreto

Dopo il M5S anche Pd, Lega e Udc chiedono lo scrutinio palese su Berlusconi Schifani attacca: «È una provocazione». Grasso rassicura: rispetterò le regole

L’ultima materia di scontro si chiama voto segreto. In Senato è previsto quando deve svolgersi un pronunciamento sulle persone, come è quello sulla decadenza di un membro di Palazzo Madama, mentre è vietato quando si tratta di provvedimenti economici. In tutti gli altri frangenti, è ammesso in caso ne facciano richiesta almeno venti parlamentari. Apparentemente non fa una piega, ma la vicenda Berlusconi è destinata ad accendere polemiche anche sull’ovvio e così a Palazzo Madama si è aperto un nuovo fronte, con Pd, M5S, Sel, Udc e Lega a chiedere il voto palese e il Pdl a difendere le ragioni del voto segreto. E il presidente del Senato Pietro Grasso a commentare sconsolato: «Finora a me pareva che si fosse raggiunta una concordia. Ma se ogni giorno qualcuno accende il fuoco... tocca sempre a me fare il pompiere?». «Io applico il regolamento - conclude - ma se le forze politiche trovano l’accordo per cambiare il regolamento non sarà certamente il presidente del Senato a impedire una cosa del genere». Ma perché tanto rumore su una questione meramente formale? Sulla carta, quando la questione decadenza arriverà nell’Aula del Senato, Berlusconi non dovrebbe avere scampo. Dispone di 117 voti (Pdl, Lega e Gal) ma la maggioranza, complici i nuovi quattro senatori a vita, si è alzata sino a quota 161. Però lo spettro dei franchi tiratori, con il voto segreto, è sempre in agguato. Tra i Democratici, in particolare, dopo il tradimento dei 101 che affossarono la corsa di Prodi al Quirinale, nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco per i propri colleghi. Anzi, in previsione di qualche smottamento, magari da parte di chi non vuole assolutamente mettere a rischio la tenuta del governo, qualcuno aveva già individuato un possibile capro espiatorio nel M5S, teoricamente voglioso di creare un caso per addossarne la colpa al «Pdmenoelle». «Ci sono più di semplici sospetti sul loro conto» azzarda il responsabile Giustizia dei Dem, Danilo Leva. Così Grillo, proprio per rispondere alle accuse, è stato il primo a invocare il voto palese. Seguito da un Pd bisognoso di mostrarsi compatto, ma a sorpresa anche dalla Lega e dall’Udc. «Il regolamento del Senato è inequivocabile e prevede il voto segreto - spiega Pier Ferdinando Casini - ma sotto il profilo personale mi augurerei la trasparenza di un voto palese perché è giusto che ciascuno si assuma la propria responsabilità». Decisamente troppo per il Pdl. Che, dopo aver ingoiato il caledario serratissimo imposto dal Pd per la Giunta delle Elezioni del Senato, non vuole concedere altri strappi alle regole per il Cav. «Nessuno avalli blitz per modificare il regolamento sul voto segreto - tuona Renato Schifani - sarebbe l’ennesimo comportamento inaccettabile in una vicenda che assume i contorni di una vera e propria provocazione». A quel punto arrivano le parole concilianti di Grasso. Basteranno a scongiurare agguati?

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