L’offensiva statunitense in Siria sembra ormai imminente e in Medio Oriente, terreno di tanti altri scontri, Barack Obama si appresta a rispondere all’uso di armi chimiche messo in atto dal regime di Bashar al-Assad. Un intervento che potrà contare sullo strapotere militare di Washington, sull’apporto logistico e operativo di Regno Unito e Francia che hanno già identificato le risorse da utilizzare e gli obiettivi sensibili che verranno colpiti. Le armi chimiche siriane - si legge in un briefing a cura del Centro Studi Internazionali presieduto da Andrea Margelletti - sono attualmente stoccate in 3 depositi. Pare tuttavia che il raid in fase di preparazione non colpirà le installazioni per paura di danni collaterali. Gli obiettivi primari potrebbero essere, quindi, il network della difesa aerea, le unità scelte del regime (che garantiscono la sicurezza a Damasco e dispongono dei vettori missilistici strategici) ed, eventualmente, le postazioni di difesa costiera localizzate nell’area di Latakia. Potrebbero essere colpiti anche i centri di comando e di controllo delle forze armate siriane e, probabilmente, anche le strutture dei media legati al regime, al fine di garantire un black out completo delle comunicazioni operative e di propaganda. Le unità di élite del regime sono sostanzialmente due: la Quarta Divisione Corazzata dell’Esercito, comandata da Maher Assad, fratello minore del Presidente, e la Guardia Repubblicana, a cui si aggiungono le Forze Speciali. La Russia aveva fornito alla Siria due batterie del sistema Bastion corredate da 72 missili Yakhont. La gittata di tali ordigni varia dai 120 ai 300 km a seconda del profilo di volo. Gli Stati Uniti schierano di fronte alla Siria 5 cacciatorpedinieri lancia missili classe Arleigh Burke (USS Ramage, USS Mahan, USS Barry, USS Gravely e USS Stout) con la capacità teorica di lancio di 224 missili cruise BGM 109 Tomahawk solitamente presenti in 56 esemplari per nave, con un raggio d’azione che varia da 1700 a 1300 km. Tutte le unità gemelle sono appartenenti alla VI flotta e dotate del modernissimo sistema di difesa e lancio Aegis, una sorta di super radar in grado di individuare ed intercettare contemporaneamente fino a 100 obiettivi ma anche di coordinare il fuoco delle armi di bordo. Un ulteriore piccolo numero di missili cruise potrebbe essere lanciato dal sottomarino nucleare inglese che viene da più fonti indicato incrociare al largo della Siria. La Francia ha poi inviato la fregata Chevalier Paul. Stando a quanto riportato oggi da Le Point, la nave ha lasciato Tolone per unirsi alla flotta internazionale presente al momento nei pressi delle coste siriane, tra cui quattro fregate americane e diversi sottomarini americani e britannici.Secondo Le Point, la fregata potrebbe fungere da protezione ai bombardieri francesi e alleati. In caso di attacco aereo i primi velivoli utilizzati sarebbero i bombardieri strategici B-2, coadiuvati dai B-52. Contemporaneamente, la Portaerei Truman con il suo gruppo da battaglia composto di ulteriori due destroyer, due incrociatori e un sottomarino d’attacco attualmente in navigazione nel Mar Rosso potrebbe essere richiamata nel Mediterraneo per partecipare alle operazioni. Ulteriori velivoli d’attacco americani sono schierati in Giordania, in particolare si tratta di 6 F-16C block 30. Per quanto riguarda i contributi alleati, è stata messa in stato di allerta la Portaerei francese Charles de Gaulle che potrebbe prendere parte alle operazioni con il suo gruppo imbarcato composto da 8 Rafale M e 7 Super Etendard. La Gran Bretagna invece, dispone in Mediterraneo di due portaelicotteri HMS Illustrious e HMS Bulwark accompagnate da 2 fregate, 4 navi d’appoggio e 600 Royal Marines della 3a Commando Brigade. Ulteriori assetti aerei sono in via di schieramento nella base RAF di Akrotiri sull’Isola di Cipro e distante appena 300 km dalle coste siriane. Una vicinanza al teatro operativo che fa della base la migliore piattaforma di lancio per il binomio Tornado-Storm Shadow. * www.formiche.net
Ecco il piano di attacco di Obama
di Michele Pierri * - L’offensiva statunitense in Siria sembra ormai imminente e in Medio Oriente, terreno di tanti altri scontri, Barack Obama si appresta a rispondere all’uso di armi chimiche...