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Politica

«Berlusconi si dimetta» Epifani attacca il Pdl

Tensione alle stelle nella maggioranza Schifani: «Vuole sabotare le larghe intese»

Torna a livelli altissimi lo scontro nella maggioranza. Il casus belli è ancora una volta la condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset, ma stavolta ad accendere la miccia non è un esponente di secondo piano, bensì il segretario Pd Guglielmo Epifani. In un’intervista al Corriere della Sera l’ex sindacalista chiede a Berlusconi di fare un passo indietro rassegnando le dimissioni da senatore, subordina la stabilità del governo al «principio di legalità» che «in uno Stato democratico viene prima di qualsiasi valutazione politica» e rilancia sui provvedimenti da approvare prima dell’eventuale crisi: conflitto di interessi e riforma della legge elettorale. Parole che provocano la reazione compatta del Pdl. I capigruppo Brunetta e Schifani accusano Epifani di voler sabotare le larghe intese, mentre il tesoriere del partito Maurizio Bianconi rispolvera una massima craxiana: «Bettino diceva che i sindacalisti sono dei grandissimi rompicoglioni. Quando scendono in politica, però, restano semplicemente dei grandissimi coglioni». Berlusconi, ufficialmente, tace. Ma ai fedelissimi chiede di tenersi pronti: il Pd vuole la caduta del governo, il ritorno al voto può davvero essere dietro l’angolo. Le dichiarazioni di Epifani arrivano in un momento delicatissimo: dopo la salita di Brunetta e Schifani al Quirinale per sollecitare al Capo dello Stato una soluzione e prima della riunione della Giunta per le elezioni del Senato che solo ieri ha aperto un’istruttoria sull’argomento. Rispetto a qualche giorno fa la posizione del segretario Pd sembra cambiata. Se dopo la sentenza aveva spinto Letta a continuare «ma senza farti logorare dal Pdl», stavolta Epifani sembra voler pronunciare in anticipo il de profundis del premier. Sì, perché pur concedendo che «le cose che il governo sta facendo, con poche risorse, sono tutte buone», il segretario aggiunge che «un esecutivo che deve pensare agli interessi generali finisce col risentire della zavorra che è l’imposizione di temi di parte. Il logoramento del governo è un rischio che il Paese non può permettersi». Per superare questa fase, sostiene Epifani, l’unica via è «il passo indietro di Berlusconi». «Non vedo altra possibilità che prendere atto della sentenza e degli effetti che produce - attacca l’ex segretario Cgil - non ci sono strade ed è anche sbagliato cercarle». Parole che suonano anche come un «avviso» a Napolitano: in caso di salvacondotto per Berlusconi, istituzionale o parlamentare che sia, il Pd non potrebbe reggere. E se due giorni fa erano stati Brunetta e Schifani a dettare al Capo dello Stato le condizioni del Pdl per far sopravvivere il governo, stavolta è Epifani a mettere paletti: oltre alle dimissioni del Cav, un «tagliando» (leggasi rimpasto) del governo, una legge sul conflitto di interessi e la riforma elettorale. Un programma che sembra stilato apposta per far infuriare l’ala dura del Pdl. Che infatti prontamente parte all’attacco. «Ci stiamo interrogando su quale sia la volontà che spinge Epifani - spiega il capogruppo al Senato Renato Schifani - ma non c’è dubbio che se la volontà è quella di provocare per farci saltare i nervi, perché lui non ha il coraggio di staccare la spina, noi non abboccheremo». L’ipotesi dimissioni resta quindi altamente improbabile, anche se alcuni retroscena parlano di una parte del Pdl, quella formata delle cosiddette colombe, che starebbe seriamente valutando di chiedere a Berlusconi il passo indietro per evitare la crisi e un «salto nel buio» all’economia italiana. Si tratterebbe, in particolare, di alcuni ministri nonché di parlamentari preoccupati di più da nuove elezioni (col rischio di restare fuori dalle Camere) che per il destino del leader. In realtà appare difficile che Berlusconi decida di togliere le castagne dal fuoco al Pd, più che mai spaccato sull’alleanza di governo. Ad alcuni fedelissimi, addirittura, il Cavaliere avrebbe confessato di essere persino disposto a votare la legge elettorale desiderata dal Pd, il Mattarellum, pur di eliminare l’ultimo ostacolo che Napolitano ha posto sulla strada di un ritorno anticipato alle urne. Il Cav, insomma, resta pronto a tutto. E i suoi, intanto, lanciano la mobilitazione per i referendum sulla giustizia promossi dai radicali. «Ho dato istruzioni a tutta la nostra struttura sul territorio - ha fatto sapere il coordinatore Denis Verdini - di rendersi parte attiva della raccolta di firme».

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