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L’allenatore della giunta «Non stanno giocando Risolvono problemi»

Il guru Mario Gianandrea patron di «Impact» «Devono imparare a vincere collaborando»

L’allenatore della giunta «Non  stanno giocando Risolvono problemi»

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TIVOLI TERME Si chiama Mario Gianandrea il guru a cui il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha affidato l’arduo compito di rendere affiatato e unito la sua squadra di governo. Classe 1947 è amministratore e partner di Impact Italia, l’azienda che anima la due giorni tiburtina partita ieri di gran carriera nel Grand Hotel Duca D’Este, quattro stelle che si trova alle porte della città di Tivoli e vicino alle Terme di Roma. Loro sono la vera anima di questa gita fuori porta, costata ai partecipanti 170 euro compreso il lavoro del team building che è stato messo a loro disposizione. I cartelli dell’azienda sono in ogni dove: dalla hall dell’albergo alle sale esterne e interne che fanno da palcoscenico al week end fuori porta che arriva direttamente dalle stanze del Campidoglio.

Lui, Gianandrea, è un docente, ha lavorato con grandi gruppi industriali, come l’Eurest, società del gruppo Nestlè, e si è occupato di formazione manageriale. Insomma di esperienza in materia di formazione ne ha parecchia ma stavolta i suoi alunni sono decisamente speciali. Sorridente e affabile tra una pausa e l’altra delle lunga maratona, poco prima di andare a pranzo, spiega il senso di quello che si sta consumando alla sue spalle, dove ci sono gruppi di consiglieri e assessori in maniche di camicia, polo e bermuda, alle prese con giochi di abilità che qualche domanda la fanno nascere. Ma niente paura, si stanno solo conoscendo meglio, visto che molti di loro non hanno rapporti di vecchia data, si abituano a lavorare in gruppo e a tirare fuori il meglio per risolvere i «progetti» che sono stati pensati per loro dal gruppo di espertoni che li segue passo dopo passo. Spulciando sul sito della società la prima cosa che appare è il claim: «Impact aiuta le persone a cambiare per far cambiare le aziende», traslato in ambito politico l’impresa pare essere davvero ardua, ma i nostri non si spaventano per niente e credono fermamente nel lavoro che la combriccola sta alacremente eseguendo dalla mattina presto. La metodologia utilizzata dal gruppo è chiara e il risultato, rassicurano, è garantito: si mettono in piedi «contesti di apprendimento che mettono al cento le esperienze delle persone». In parole povere ci si confronta mettendo professionisti o manager, in questo caso pure politici, in situazioni «inaspettate» che quindi vanno gestite seguendo anche quello che pensano i propri colleghi e il loro punto di vista. Chiaramente il committente deve fare il suo: la situazione va prima analizzata in tutte le sue sfaccettature per poi essere personalizzata a seconda del tipo di obiettivo da raggiungere. C’è da credere che il primo cittadino, che questa esperienza l’ha fortemente voluta, la sua parte l’abbia ampiamente fatta e in questo caso il risultato da portare a casa è uno: creare un clima di fiducia e fare i modo che ci sia «gioco di squadra». Tra i punti chiave del metodo utilizzato c’è la sicurezza dei partecipanti, che quindi devono dimostrare di sapere cosa stanno facendo.

Dottor Gianandrea ci può spiegare cosa succede precisamente in questi due giorni a Tivoli con i consiglieri di maggioranza e gli assessori del governo Marino?

«Innanzitutto partiamo dal presupposto che la nostra azienda utilizza un approccio anglosassone: noi ci concentriamo sul valore dell’esperienza e sul fatto che dall’esperienza si apprende».

Per essere più chiari cosa stanno facendo lì fuori? Stanno giocando? Li vediamo alle prese con una specie di percorso ad ostacoli.

«Noi non parliamo di giochi, piuttosto noi li definiamo progetti, che prendiamo tutti da contesti internazionali. In termini più semplici ci si trova di fronte a dei problemi da risolvere con a disposizione risorse scarse e per venirne a capo ci vuole la collaborazione di tutto il team. Quelle che vanno sfruttate sono le differenze e le competenze ma sopratutto bisogna puntare su una sola cosa: il bene comune».

Fuori a cimentarsi con questi progetti ci sono sette squadre, con quale criterio le avete divise? I componenti sono stati scelti a caso o ciè un motivo per cui sono stati messi in un gruppo o nellialtro?

«Le squadre sono composte tutte in maniera eterogenea. Vuol dire che ci sono tanti uomini quante donne e che chiaramente tutti ricoprono incarichi diversi tra loro. In questo modo si possono conoscere meglio e quindi si lavora anche meglio».

Al momento c’è qualcuno che va meglio degli altri? Si può stilare una lista dei migliori e dei peggiori?

«In realtà lo scopo di queste iniziative non è quello di vincere. Tutti devono partecipare allo stesso modo e puntare insieme al risultato ottenendo un buon numero di successi. Devono cogliere il guadagno dalla collaborazione e devo dire che tutti sono partecipi alla stessa maniera».

Ci può fare qualche esempio dei progetti che si stanno svolgendo? Cosa stanno facendo di preciso nel giardino dell’albergo? Li vediamo rientrare stanchi, qualcuno pure bagnato.

«Raccontati così potrebbero sembrare ridicoli».

Solo per capire, fuori c’è un secchio, corde e qualche bastone. A cosa gli servono?

«Posso fare un esempio per tutti: c’è un progetto che consiste nel recuperare un secchio pieno di acqua che si trova in cima ad un palo. La difficoltà del lavoro che bisogna fare sta nel fatto che non ci si può avvicinare. Insomma il punto sta nel dimostrare di avere attitudine al problem solving e poi all’execution».

È la prima volta che la vostra società lavora con la politica italiana?

«Sì per noi è la prima volta, di solito lavoriamo molto con aziende oppure con enti ma sempre in ambito internazionale, come ad esempio la Fao».

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