Politica

Il Tesoro vuole vendere i suoi «gioielli»

Il ministro Saccomanni rivela di pensare alle privatizzazioni per far cassa Nel mirino Eni, Enel e Finmeccanica. Poi dietrofront: mai indicato le società

Il governo ci sta pensando, eccome, anche se in serata è arrivata una precisazione del ministero per smorzare i toni. La stagione delle privatizzazioni potrebbe riaprirsi e anche in tempi stretti. Nel mirino le partecipazioni del Tesoro nelle grandi quotate, come Enel, Eni e Finmeccanica. Il sasso è stato lanciato dallo stesso ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni che in una intervista a Bloomberg Tv, durante il G20 a Mosca, si è lasciato sfuggire quello che il governo sta considerando come un meccanismo per far cassa e ridurre il debito pubblico. «Stiamo considerando la possibilità di ridurre le quote pubbliche sulle società partecipate», ha detto il ministro. Poi sollecitato sula possibile vendita di pacchetti azionari di Eni, Enel e Finmeccanica, ha spiegato che «queste società sono profittevoli e danno dividendi al Tesoro, quindi dobbiamo considerare anche la possibilità di utilizzarle come collaterale per gli schemi di riduzione del debito pubblico su cui stiamo ragionando». Ci sono, sintetizza Saccomanni, «una serie di ipotesi» che il Governo sta prendendo in considerazione. Immediate le reazioni polemiche e di lì a poco è arrivata una nota del ministero per smorzare tutto. Saccomanni «ha risposto in termini generali parlando di strategia di riduzione del debito, formulando diverse ipotesi di valorizzazione del patrimonio pubblico e senza mai citare specifiche società». Quindi, «specifiche ipotesi di vendita riportate da organi di informazione non sono state formulate dal ministro». Inoltre in via ufficiosa si lascia intendere che semmai vi fosse un piano di dismissioni, queste non sarebbero indiscriminate, non ci sarebbe nessuna svendita dei gioielli pubblici ma sarebbe una valorizzazione degli asset. Le parole di Saccomanni, nonostante le puntualizzazioni hanno scatenato la reazione allarmata di sindacati e di parte della politica. Netta la presa di posizione di Raffaele Bonanni. «La Cisl è del tutto contraria all'ipotesi ventilata oggi dal Ministro Saccomanni di vendere le quote pubbliche di aziende come Eni, Enel, Finmeccanica e Poste che già da tempo sono nel mirino degli appetiti famelici e speculativi degli investitori stranieri», avverte. Piuttosto, dice, «se c'è bisogno di fare cassa, si vendano gli F35 o si riducano le missioni militari all'estero, piuttosto che mettere sul mercato quei pochi asset industriali e strategici del nostro paese come Eni, Enel, Finmeccanica o Poste». Altrettanto fermo il no di Luigi Angeletti. «Cedere quote di Eni, Enel e Finmeccanica per ripianare il debito è una strategia suicida. Vendere i gioielli di famiglia piuttosto che ridurre gli sprechi è una di quelle scorciatoie che ci porta nello strapiombo», sentenzia il leader della Uil. Per l'Ugl, spiega il seretario generale Giovanni Centrella, «sarebbe una scelta sbagliata da parte dello Stato quella di dismettere il suo prezioso patrimonio industriale proprio in un momento in cui l'Italia sta assistendo ad un processo di desertificazione delle attività produttive da parte dei privati, perchè o non ce la fanno ad investire o perchè preferiscono andare in Paesi più convenienti del nostro». Se il mondo sindacale si schiera compatto per il no alla cessione delle quote detenute dal Tesoro, la politica, soprattutto fuori dalla maggioranza che appoggia il governo Letta, reagisce con altrettanto vigore. «L'Italia è alla canna del gas e chi l'ha ridotta in questa condizione invece di andarsene con passo rapido e veloce in qualche Paese senza estradizione, si prepara a svendere l'argenteria per guadagnare tempo», scrive il leader M5S, Beppe Grillo, sul blog in un post dal titolo «Saccodanni collaterali». In casa Pd, con Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, si evidenzia come abbia «fatto bene il ministro Saccomanni a chiarire che i campioni pubblici di un pezzo importante dell'industria italiana non possono essere utilizzati per fare cassa, anche perchè sono tra i punti fermi del nostro rilancio». Stessi toni nel Pdl che prende atto favorevolmente delle rassicurazioni poi venute dal ministero. Da via XX Settembre «giungono parole significative che tranquillizzano i mercati, scoraggiando possibili azioni speculative», rileva il deputato Alessandro Pagano. Apre Scelta civica. La parlamentare Linda Lanzillotta rilancia: «Saccomanni porti il suo piano in Parlamento: le privatizzazioni sono uno strumento indispensabile per ridurre il debito, ma è necessario procedere con un'analisi chiara, garantendo condizioni concorrenziali, ad esempio nelle ferrovie dove preliminare sarà lo scorporo della rete». Dunque, «privatizzare ma senza ripetere gli errori del passato».

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