Politica

Pd diviso anche sull’anti-Renzi

La sinistra del partito sogna un candidato unico alla segreteria Ma dopo Cuperlo e Civati si fanno avanti Fassina e un ecologista

Alla base di tutto c’è una certezza: Matteo Renzi si candiderà alla segreteria del Pd. Il sindaco di Firenze si guarda bene dall’uscire allo scoperto, la data del congresso non è stata ancora fissata e le regole sono un’incognita da tenere presente. «Sono disposto a correre solo se saranno primarie aperte - continua a ripetere Renzi - se invece saranno riservate ai soli iscritti lascio stare». Ma la verità è che il «rottamatore» non può permettersi di rimanere schiacciato tra un nuovo segretario legittimato dal congresso e un Letta che rischia di rimanere a lungo a Palazzo Chigi per il semplice fatto che non c’è alternativa al suo governo. Sulla base di questa certezza nel partito sono in atto le grandi manovre dell’ala sinistra che vuole a tutti i costi ostacolare la corsa del sindaco. Il solo modo per farlo, però, sarebbe presentarsi con un candidato unico. Arrivare divisi, infatti, significherebbe dare un vantaggio decisivo a Renzi, che ha già rastrellato consensi tra gli ex popolari. Facile a dirsi, meno a farsi, perché la poltrona di via del Nazareno rischia di diventare una volta di più la scintilla per un’ennesima resa dei conti tra le tantissime correnti interne. L’unico a esser venuto ufficialmente allo scoperto, per ora, è Gianni Cuperlo. Anche ieri l’esponente dalemiano ha ribadito, in una lunga intervista a Youdem , le ragioni della sua candidatura: «Io non temo nessuno - ha spoegato - ma vorrei che il congresso si trasformasse anche in una serena analisi dei nostri limiti che abbiamo riscontrato nel voto di febbraio». Fatto sta che il nome di Cuperlo, in ampie fasce del partito, non è ritenuto dotato del sufficiente appeal per costituire una valida opposizione a Renzi. A danneggiarlo sarebbe proprio la sponsorizzazione del «leader Maximo», visto che tra dalemiani e bersaniani non corre buon sangue dai terribili giorni dell’elezione del presidente della Repubblica. E così gli ex Ds sono ancora alla caccia di un candidato più forte. Ieri è tornato in auge il nome del viceministro dell’Economia Stefano Fassina. Il quale, per il momento, smentisce. Ma già lavora sottotraccia per creare un ampio consenso intorno al suo nome. Fassina, infatti, insieme agli altri firmatari del documento «Fare il Pd», ha organizzato un’iniziativa a cui sono stati invitate tutte le componenti del Pd, dai franceschiniani, ai lettiani e anche i dalemiani. Ci saranno Pier Luigi Bersani, ovviamente, e anche il segretario Guglielmo Epifani. Un pomeriggio di discussione, a partire dalle 15, nella sede del partito, al Nazareno. «Il dibattito pre-congressuale appare concentrato finora soprattutto sui nomi dei possibili candidati e sugli aspetti regolamentari», si legge nell’invito. Mentre non andrebbe «sprecata l’occasione per affrontare una discussione di fondo sulla natura e sulla funzione del partito». Per «stimolare una discussione larga e aperta su questi temi, oltre i tradizionali steccati delle singole componenti, abbiamo pensato di convocare un momento di confronto per giovedì 4 luglio». Peccato che tutti gli inviti all’unità si infrangano contro la ridda di nomi che continuano a venir fuori. Civati ha già da tempo annunciato la sua corsa, e pur non disponendo di tantissime truppe nel partito, il suo nome sarà di sicuro richiamo per quella parte di elettori che male hanno digerito l’alleanza governativa con il Pdl. E adesso spunta anche la probabile candidatura di un esponente del fronte ecologista. Oggi, infatti, si tiene l’assemblea nazionale degli «Ecodem», con la partecipazione del segretario Epifani e del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Verrà lanciata una sorta di «ultimatum» alla segreteria. I motivi sono lo spazio e la rappresentanza che gli ecologisti democratici hanno nel partito, che si riflette anche sulle componenti entrate nell’esecutivo Letta. «Vogliamo arrivare al congresso da protagonisti - fanno sapere - e pensiamo financo a lanciare un nome per la segreteria». Una componente che, stando ai rumors, potrebbe contare su almeno 10-15 parlamentari. Non tantissimi, ma sufficienti a creare una nuova corrente che pescherebbe i suoi consensi soprattutto a sinistra. Con Renzi che, standosene in disparte, osserva con piacere il frantumarsi del fronte dei suoi oppositori.

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