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Politica

Il Cav sostiene Letta E aspetta la Consulta

Bene il decreto «Fare» ma Berlusconi vuole rassicurazioni su Imu e Iva. «I soldi ci sono»

Avanti con il governo Pd-Pdl, con i complimenti al decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri in modo da mettere all’angolo quella parte del Partito Democratico che sogna un ribaltone e un governo con i grillini. Dopo oltre una settimana di silenzio il Cavaliere è tornato a parlare in un’intervista andata in onda ieri a «Studio Aperto» su Italia 1 e «giocata» su due temi: la soddisfazione per le misure economiche che hanno avuto il via libera dall’esecutivo e l’avvertimento che c’è ancora bisogno di due provvedimenti fondamentali per il Pdl: l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e il blocco dell’aumento dell’Iva. Temi «caldi» nel quartier generale del Popolo della Libertà, soprattutto il secondo. Il governo ha infatti solo due settimane di tempo per scongiurare l’aumento dell’imposta dal 21 al 22 per cento ma i segnali che arrivano da palazzo Chigi non sono rassicuranti: le risorse necessarie non si trovano, i tecnici del ministero dell’economia da giorni sono al lavoro su questo fronte però i soldi non ci sono. Ma Berlusconi è anche in attesa di un altro provvedimento che lo riguarda direttamente e che potrebbe cambiare drasticamente la situazione politica: mercoledì la Consulta si pronuncerà sul legittimo impedimento per il caso Mediaset e se i giudici decideranno di respingere l’istanza degli avvocati difensori il Cavaliere potrebbe veder materializzarsi lo spettro della sentenza definitiva – tra settembre e ottobre – con relativa interdizione dai pubblici uffici. Una «congiuntura» che potrebbe aprire la strada a scenari di crisi. Con l’incognita di un possibile governo tra Partito Democratico e grillini. Un rischio che Berlusconi vuole comunque scongiurare – anche se non è troppo convinto che si possa realizzare davvero – continuando a incoraggiare il governo Letta. Ieri, dopo aver fatto i «complimenti ai nostri ministri che si sono battuti per introdurre nel dl misure che avevamo sostenuto in campagna elettorale», ha sottolineato come nel decreto del «Fare» ci sia soprattutto una misura che sta particolarmente a cuore al Pdl, quella su Equitalia. Un provvedimento a cui ha lavorato Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze alla Camera, e che contiene punti fondamentali per venire incontro alle esigenze delle famiglie. «Sono cambiamenti – ha detto Berlusconi – che avevamo individuato come necessari. Vale la pena sottolineare che la prima casa non si potrà più pignorare e mettere all'asta e così i macchinari delle imprese. E ci potrà essere la rateizzazione in dieci anni del dovuto da parte del contribuente. È un grande risultato». «È un buon inizio – ha proseguito – Abbiamo prodotto le norme per modificare le vessazioni, purtroppo, di Equitalia, è stata sospesa l'Imu e si dovrà passare alla sua abrogazione definitiva; non dovremo aumentare l'Iva e dovremo introdurre un decreto per le assunzioni a zero tasse per i giovani e poi bisognerà passare dalle autorizzazioni ex ante per le nuove iniziative ai controlli ex post. Ma credo che questo sia davvero un buon inizio e che si potrà continuare su questa strada». Ora però, avverte Berlusconi, il governo deve riuscire anche a far saltare fuori le risorse per Imu e Iva. «Si devono trovare perché non è possibile che sugli 800 miliardi di costo della nostra macchina dello Stato non si trovino 8 miliardi, 4 per l'Imu e 4 per l'Iva». Il Cavaliere ha sottolineato che questi provvvedimenti «sono in linea con il nostro sostegno convinto e leale a questo governo, che è espressione di un fatto storico: la collaborazione tra il centrodestra e il centrosinistra dopo lunghi decenni di contrasti anche aspri. Spero davvero che questa collaborazione possa durare e che il governo perseveri nei provvedimenti necessari per uscire dalla crisi, a partire dall'abrogazione dell'Imu sulla prima casa e sull'agricoltura e dallo stop all'aumento dell'Iva. È un buon inizio e ricordo che il rispetto delle promesse fatte ai cittadini è il primo comandamento della buona politica».

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