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Politica

Marchini corteggia il voto disgiunto

L’appello del candidato: votate pure i partiti, ma scegliete me come sindaco Antonello Venditti ospite d’onore alla chiusura della campagna elettorale

Il Parco Schuster non è proprio il Circo Massimo, ma l’atmosferà è quella. Festa, spensieratezza e le note inconfondibili di Antonello Venditti nell’aria fresca di una serata in cui la primavera romana fa i capricci. Un’ora e mezza di repertorio all’ombra della Basilica di San Paolo fuori le Mura per regalare a migliaia e migliaia di persone un po’ di serenità in un momento difficile, con la crisi economica che morde e con tante famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Ma soprattutto per sostenere la candidatura a sindaco di Alfio Marchini. Un endorsement che pesa quello di Venditti e che giunge, per nulla inatteso, durante la chiusura della campagna elettorale dell’imprenditore. Prima del concerto, il cabaret di Maurizio Battista. «Questa festa di chiusura ci sembra il modo migliore per offrire gratuitamente ai romani, soprattutto in un momento di crisi drammatica, un momento di gioia e serenità. Dobbiamo ritrovare la speranza, il nostro è un viaggio che cominciamo insieme», dice Marchini, che spiega come la presenza del cantautore, storico elettore di centrosinistra, abbia una forte connotazione politica: «Sono stato io a cercare Antonello ed entrambi ci siamo trovati d’accordo sul fatto che era importante sottolineare che oggi i partiti non rappresentano assolutamente i bisogni dei cittadini. I partiti ormai non parlano più alla pancia, alla testa e al cuore della gente, come, con tutti i difetti del mondo, facevano però Dc e Pci. Per questo noi abbiamo fatto quest’operazione di rottura. Quale modo migliore per far passare il nostro messaggio di cambiamento che la musica e l’ironia di Antonello e Maurizio? Noi abbiamo cambiato il costume di questa campagna elettorale. Sta cercando di diventare simpatico pure Alemanno: magari non gli riesce, però ci prova...». Marchini non si pente d’essersi candidato a sindaco («Se tornassi indietro farei esattamente la scelta che ho fatto perché ho vissuto dei mesi bellissimi») e, dopo aver ribadito l’intenzione di correre alle elezioni europee del prossimo anno, rivela: «Sono sicuro che dedicherò i prossimi 15 anni della mia vita alla politica, perché se viene fatta senza ambire a posti di potere, ma come delega emozionale verso i cittadini, senti di appartenere a una comunità, di condividere le esperienze con gli altri. Dobbiamo riappropriarci della politica per rilanciare il Paese. Noi cittadini possiamo cambiare le cose, nel mondo è sempre successo». Marchini rivendica di essere l’unica candidatura «nell’interesse esclusivo di Roma», sottolinea il fallimento di centrodestra e centrosinistra, stigmatizza il consociativismo dei partiti «che di giorno litigano e di notte fanno accordi nel loro esclusivo interesse» e le false promesse di chi fino ad oggi ha amministrato la Caitale e ribadisce che il rilancio di Roma passa dai quartieri. Ai delusi da Alemanno e dal centrosinistra dice: «Votate pure i partiti, ma votate me», cercando di capitalizare il voto disgiunto. Per Marchini «su Alemanno è come sparare sulla Croce Rossa, rispetto alla quantità di insuccessi che ha. Quando lui dice che, se vengono approvate le delibere che ha in Consiglio Comunale, dà 60mila posti di lavoro stiamo su Scherzi a Parte. Quelle delibere sono urbanistiche. Andrebbe spiegato ad Alemanno, che lo sa benissimo, che il 53% di licenze rilasciate non sono state ritirate dai costruttori per mancanza di soldi». E ancora: «Berlusconi vuole un sindaco romano? Alemanno è di Bari. Forse gli andava spiegato, o forse lo sapeva, chissà...». Ma anche sul candidato di centrosinistra Ignazio Marino - che è di Genova - Marchini non è tenero: «Mi criticano perché critico Marino, ma lui è indifendibile. Prima ha detto che Alemanno faceva delle operazioni demagogiche perché prometteva dei tagli sotto elezioni non sostenibili e poi ha cominciato a cambiare linea e a rincorrere Alemanno sulla stessa strada. Ogni giorno ne spara una più grossa: 700 euro al mese agli sfrattati, 700 euro ai giovani, 200 qua... Io ho fatto i conti e ci vorrebbe una manovra di un governo nazionale per sostenere le iniziative di Marino, che ammette in tv di non conoscere i numeri».

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