Un incubo chiamato Prodi. Al Quirinale. A tre giorni dall’inizio della votazione per eleggere il successore di Giorgio Napolitano. Due volte presidente del Consiglio con il centrosinistra e tutte e due le volte senza arrivare a fine legislatura. Il suo nome, già fatto nei giorni precedenti, è uscito dalle «quirinarie» del Movimento 5 Stelle e, insieme a quello di Emma Bonino e Stefano Rodotà (già nominati nelle precedenti elezioni) sembra il più accettabile. Dalla sinistra, ovviamente, non certo dal Pdl dopo le parole di Berlusconi da Bari: «Con Prodi al Colle tutti all’estero». All’ipotesi di far convergere l’interesse sul Professore cattocomunista è interessata la sinistra bersaniana perché così il segretario riceverebbe l’incarico di formare il governo, senza prospettive, a tempo e incapace di risolvere i problemi del Paese; la sinistra ex democristiana e renziana dopo che il sindaco di Firenze aveva «impallinato» l’altro esponente cattolico, Franco Marini, che sarebbe stato gradito anche al centrodestra. Ieri Prodi ha ricevuto il sostegno di Vendola, «intollerabili i veti sul suo nome», lo stesso Nichi che quando non era di Sel ma di Rifondazione Comunista, nel 1998, fece cadere l’ex premier. Insomma una candidatura, tutta in chiave antiberlusconiana, che farebbe comodo soltanto al Pd o a quel che ne resta. Sì perché considerato il manifesto di Fabrizio Barca, il tecnocrate del governo montiano, figlio di quel Luciano partigiano e politico iscritto al Pci, stretto collaboratore di Enrico Berlinguer, nel Pd se non ci sarà la scissione ci sarà una trasformazione. Barca vuole «imbarcare» Renzi e Vendola collocando il partito più a sinistra e provocando il distacco degli ex popolari che insieme ai «divorziati» da Monti, ricostituirebbero un partito popolare. E chi meglio di Prodi potrebbe fare il pontiere? Un disegno politico inadeguato al momento storico che esige assunzioni di responsabilità di fronte la crisi di fiducia della politica oltre che la crisi economica del Paese. Serve un nome capace di essere un punto di riferimento di tutti gli italiani come lo è stato Napolitano. Serve il cambiamento nella continuità. Forse è l’ora di una donna. Ribadiamo, Emma Bonino, non Anna Finocchiaro, l’«asso» di Bersani super bocciata dal monello sindaco di Firenze. Vogliamo un fiocco rosa al Colle. Non rosso.
Fiocco rosa Non rosso
di Sarina Biraghi Un incubo chiamato Prodi. Al Quirinale. A tre giorni dall’inizio della votazione per eleggere il successore di Giorgio Napolitano. Due volte presidente del Consiglio con il...