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De Nicola, Cossiga e Ciampi subito eletti. Due settimane per Leone

La procedura per l’elezione del capo dello Stato è prevista dalla Costituzione: tre scrutini a maggioranza qualificata, e poi a oltranza, a maggioranza semplice. Una formula che lascia un tempo...

La procedura per l’elezione del capo dello Stato è prevista dalla Costituzione: tre scrutini a maggioranza qualificata, e poi a oltranza, a maggioranza semplice. Una formula che lascia un tempo indefinito ai parlamentari e ai rappresentanti delle Regioni (i «grandi elettori») per fare una scelta ben ponderata. I nove precedenti parlano di un solo giorno come tempo minimo - per tre candidati - e di ben due settimane come caso massimo, l’elezione di Giovanni Leone. L’inizio, in effetti, fu rapido: Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato eletto dalla Costituente, ebbe bisogno di un solo scrutinio, il 26 giugno 1946: 356 voti su 501 votanti. Per Luigi Einaudi, primo eletto con la procedura costituzionale, ci vollero 48 ore. Anche per Giovanni Gronchi due giorni e 4 scrutini, mentre le cose iniziarono ad allungarsi con Antonio Segni. Il primo dei due sardi ad andare al Colle riuscì nell’impresa dopo 9 scrutini e quattro giorni di votazioni. Per Giuseppe Saragat fu anche peggio: 12 giorni per 21 scrutini, un’enormità per l’epoca. Ma con Giovanni Leone si arrivò all’estenuante attesa di due intere settimane, nel corso delle quali i grandi elettori dovettero esprimere il loro parere ben 23 volte. Inversione di tendenza per Sandro Pertini: 10 giorni e 16 scrutini, mentre con Francesco Cossiga si tornò alle vecchie glorie. La Dc di De Mita ne propose il nome per ottenerne l’elezione alla prima botta, come De Nicola. Non fu un esempio seguito sette anni dopo. Oscar Luigi Scalfaro venne eletto al dodicesimo giorno, come Saragat. Un’elezione, tra l’altro, segnata sul finire dall’attentato che uccise, sull’autostrada tra Palermo e Punta Raisi, il giudice Falcone. Le votazioni erano iniziate il 13 maggio 1992 per concludersi il 25. Il 13 maggio 1999 invece la storia fu molto diversa: un solo scrutinio, tutti d’accordo sul nome di Carlo Azeglio Ciampi. Ma si torna alle vecchie abitudini sette anni dopo. È il 10 maggio 2006: Giorgio Napolitano viene eletto al quarto scrutinio, quando non c’è più bisogno della maggioranza qualificata. Ottiene 543 voti. Silvio Berlusconi, che gli avrebbe referito Gianni Letta, sbotta: «La sinistra sta occupando tutto, dalle presidenze delle Camere a quella del Consiglio a quella della Repubblica».

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