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Monti avvisa Bersani «Un posto da ministro? No, corro per vincere»

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Il premier svela il simbolo della sua lista e gela i Dem: «L'obiettivo è Palazzo Chigi»

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MarioMonti insiste nella sua inedita esperienza di candidato alle elezioni e ancora una volta sceglie di distinguersi nettamente dalle forze politiche che finora hanno governato l'Italia. E se le parole più pungenti sono dedicate a Silvio Berlusconi, accusato indirettamente di proporre soluzioni facili e di aver fatto ridere dell'Italia all'estero, quelle più «pesanti» in termini strategici sono dedicate al Pd. «Non mi vedo come ministro dell'Economia nel governo di un altro - ha spiegato a Otto e Mezzo - e non perchépenso che sia una diminuizione dopo aver fatto il presidente del Consiglio, ma perché dopo quanto fatto per risollevare l'Italia non riuscirei a stare in un esecutivo del quale non condividessi almeno il 98% della politica economica». Una presa di posizione netta, che probabilmente serve anche a rassicurare l'ala destra della coalizione. E chi, come Giuliano Cazzola del Pdl, dopo aver dato l'appoggio all'agenda Monti si è sentito turbato dalle parole dell'ex presidente delle Acli Olivero, per il quale «non bisogna attaccare troppo il Pd, perché poi dopo le elezioni potremmo allearci con loro». «Così diventeremmo la stampella della sinistra», ha tuonato Cazzola. È stato proprio per mettere a tacere questi malumori. Oltre che per risolvere una volta per tutte la questione delle liste da presentare alle elezioni, del loro numero e della composizione, che il premier ha deciso di dare un'improvvisa accelerata al suo progetto politico. Convocando in tutta fretta una conferenza stampa per presentare il simbolo scelto per la sua lista, che si chiamerà «Scelta civica - Con Monti al Senato». Monti si è presentato con quarantacinque minuti di ritardo, probabilmente anche per le ultime trattative sulle liste con Udc e Fli, ed è andato via senza accettare domande per affrettarsi negli studi di Otto e Mezzo. Dai quali ha definito meglio i paletti che saranno applicati nella composizione delle rose dei candidati: tre liste alla Camera, di cui due «politiche» e una esclusivamente civica, una sola «mista» al Senato per assicurarsi il superamento dello sbarramento. I criteri per la candidabilità saranno strettissimi e terranno anche conto del numero dei mandati dei vari parlamentari. Per scoprire i vari nomi, il Prof rimanda tutti a martedì prossimo. Ma ancora una volta, a fare rumore, sono stati gli attacchi politici riservati ai suoi avversari. Monti ha voluto rispondere punto per punto a tutte le critiche. Partendo dalla questione Rai: «Tempo fa UnoMattina ci aveva chiesto di indicare un giorno in cui avrebbero potuto ospitarmi. Noi avevamo pensato al 6 gennaio, ma quando ci è stato detto che non era possibile perché era una festività abbiamo subito accettato». «Io ci tengo all'indipendenza della Rai - aggiunge - ma invito la televisione pubblica a rendere noti i dati delle presenze dei politici. Il mio predecessore a Palazzo Chigi vi è stato molto più tempo». È solo una delle stilettate a Berlusconi. Monti evoca il Cavaliere di continuo. Quando dice che «l'Italia è un grande Paese e non merita di essere deriso com'è capitato negli anni scorsi». O quando, alle domande sulle differenze col leader del Pdl, risponde: «Io non prospetto soluzioni facili». E il Prof fa persino parlare il linguaggio del corpo, quando strabuzza gli occhi di fronte alla richiesta di dimettersi da senatore a vita formulata dal Cav: «Ma davvero ha detto così?- risponde sorpreso - Comunque no, non ritengo di dovermi dimettere». Ma Monti non si tira indietro neanche di fronte al «caso-Fassina»: «Ammetto di aver usato un termine inelegante - confessa - ma l'ho preso proprio dal blog dell'onorevole Fassina, quando parla di "silenziare" i grillismi». Di fatto, il distacco dalle forze politiche «vecchie» il premier cerca di tracciarlo quando sostiene di essere sceso in politica «assolutamente contro la mia natura, ma temevo che poi venisse sprecato tutto quanto di buono ero riuscito a fare nell'ultimo anno». E per difendere i suoi risultati Monti sembra disposto a tutto. Non ai comizi («ho già forzato troppo la mia natura») ma di certo ai faccia a faccia in tv, «sperando che vengano anche Bersani e Berlusconi». E se i primi sondaggi danno al Prof già un potenziale elettorale del 25%, il battage mediatico può davvero dare alcune possibilità di rimonta: «Il senso dell'operazione è cercare la vittoria, magari attirando quelle frange di destra e sinistra contrarie al populismo». Nessun premio di consolazione, Monti punta al bersaglio grosso.Car. Sol.

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