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Come in un gioco dell'oca il giorno delle dimissioni di Mario Monti e del voto tornano al punto di partenza.

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Ieriil decreto stabilità, l'ultimo provvedimento che il Parlamento deve approvare prima di finire la sua corsa, è rimasto bloccato in commissione Bilancio a palazzo Madama. Perché i senatori del Pdl hanno chiesto più tempo per esaminare i vari articoli. Arriverà in aula oggi ma a questo punto si sposta in avanti il passaggio alla Camera. Ai deputati non arriverà, infatti, prima di domani sera. E per venerdì non sarà possibile approvarlo. «Si potrebbe lavorare anche in sessione notturna – spiega una deputata – e arrivare al via libera entro lunedì». Cioè la vigilia di Natale. Una ipotesi già messa in campo dal presidente della Camera Gianfranco Fini: «È stata fissata una seduta in notturna per giovedì e venerdì. Di più non posso fare». Ma a un via libera entro il 25 non ci crede nessuno. Più probabile, invece, che si arrivi alla settimana successiva, tra il 27 e il 29 dicembre. Il motivo dello slittamento, confidano alcuni parlamentari, è semplice: occorre più tempo per andare a votare, per organizzarsi. Un'esigenza che, alla fine, hanno un po' tutti i partiti ma che ha soprattutto il Pdl e in particolar modo Berlusconi al quale servono più giorni per risalire nei sondaggi e rosicchiare punti e voti al centrosinistra. Lo scioglimento delle Camere entro Natale metterebbe comunque in difficoltà molte formazioni. Perché, con le elezioni il 17 febbraio, occorrerà presentare il simbolo entro il 3 gennaio e le liste entro il 14 dello stesso mese. Rincorsa che penalizza ancora di più quelle formazioni che devono raccogliere le firme perché non sono presenti in Parlamento. Così, l'ipotesi di far slittare ancora in avanti il voto, avvicinandosi alla scadenza naturale della legislatura, ieri è tornata a prendere corpo. «È una richiesta che intreccia buon senso e necessità politica» è il commento di un deputato del Pdl. E lo spostamento del voto è stato rilanciato nel tardo pomeriggio da Silvio Berlusconi a «Porta a Porta» rispondendo a una domanda di Bruno Vespa: «Sì. Abbiamo proposto il rinvio delle elezioni. Questa fretta di andare alle elezioni è una forzatura inutile». E Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha già proposto la nuova data, quella del 24 febbraio: «Ci sembra quella più ragionevole e non si capisce perché debba essere seguita l'indicazione sul 17 fatta da un solo partito». Ed era stato proprio Fabrizio Cicchitto, nel pomeriggio, a far scattare tra i parlamentari e nel Governo l'«allarme» rinvio: «Visti i molti elementi di arricchimento» introdotti al Senato sulla legge di stabilità, rispetto al provvedimento licenziato dalla Camera «noi il tempo necessario ce lo vogliamo prendere per esaminarlo. Ovviamente voteremo a favore ma non c'è l'impegno su un giorno particolare». Frase che ha immediatamente aperto il fronte delle proteste del Pd: «Non possono usare il Parlamento e la legge di stabilità per i loro problemini» è il commento che è arrivato da Pier Luigi Bersani. Duro anche il giudizio del capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini: «Il Pdl ha chiaramente un atteggiamento dilatorio che penso punti ad allungare la durata della legislatura anche solo per qualche giorno. Evidentemente ne ha bisogno, anche andando contro il percorso individuato dal Presidente della Repubblica. Se la legge di Stabilità verrà approvata tardi è perché, dopo l'annuncio delle dimissioni del presidente Monti, al Senato il presidente Schifani ha rallentato il percorso». La replica è arrivata dal capogruppo del popolo della Libertà al Senato Dario Franceschini: «Le sue accuse al presidente Renato Schifani sono assurde. Non c'è stato alcun rallentamento, ma la giusta attenzione per un provvedimento complesso e importante quale la legge di Stabilità. Franceschini venga al Senato e si renderà conto di cosa voglia dire lavorare seriamente nell'interesse del Paese». Contro il Pdl anche Massimo Donadi, portavoce nazionale di Diritti e Libertà: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il Pdl sta cercando di prolungare in modo surrettizio la legislatura solo per interessi di bottega. Con la solita irresponsabilità cercano di allungare i tempi per recuperare uno svantaggio elettorale ormai incolmabile». Pa. Zap.

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