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Liti e veti Si allontana la lista dei centristi

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Loscossone inferto dal Pdl ha sortito l'effetto di rinsaldare l'asse Udc-Fli, lasciando più isolata «Verso la Terza Repubblica». Tanto da congelare l'iniziativa unitaria fissata per il 15 dicembre e spostata al 20. «Si sta lavorando per...» è la formula diplomatica utilizzata da chi è vicino a Italia Futura. Fonti parlamentari danno ormai per tramontata la possibilità di svolgere la convention: «Troppo poco tempo, c'è altro a cui pensare in questo momento», spiega un esponente Udc a Montecitorio dopo il voto sul decreto sui costi della politica. La mossa del Pdl di porsi in una posizione di «astensione» rispetto all'esecutivo arriva dopo una settimana di intensi scambi di vedute tra Fini, Casini e i fedelissimi di Montezemolo. Le condizioni poste da questi ultimi ai primi due per dare l'imprimatur alla lista unica sono ritenute troppo dure da finiani e centristi. A far discutere la richiesta del patron Ferrari di tagliare i ponti col passato, evitando di ricandidare persone provenienti dall'era pre-montiana. Tra i nomi da tenere fuori, anche esponenti di primo piano dell'Udc, come Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. Dalle parti di Italia Futura avrebbero chiesto di fare a meno anche di loro, per dare spazio ai giovani e lanciare un segnale di discontinuità. Il partito di via Due Macelli si sarebbe però schierato compatto a difesa del presidente e del segretario. Stesso discorso per Fini a cui i montezemoliani rimproverano di non voler fare a meno degli ex An. Riserve che hanno provocato un congelamento dei rapporti tra le forze civiche vicine a Montezemolo e quelle politiche e che rischiano di isolare le prime. Perché se è vero che l'ostracismo di Montezemolo si concentra sulla figura di Fini e non su Casini, è pur vero che tra il presidente della Camera e il suo predecessore la sintonia è totale come dimostra l'intervento di Casini alla Camera, che si è detto d'accordo con il capogruppo di Fli, Benedetto Della Vedova, citato due volte. La svolta di Berlusconi ha riaperto i rapporti tra Pd e Udc. La situazione è fluida, ma i contatti sempre più intensi fanno pensare che l'ipotesi di un accordo pre elettorale sia ancora in piedi. Il «nodo Vendola» è tutt'altro che ininfluente, la carta di intenti non fa cenno all'esperienza Monti, di cui Casini è sostenitore. Resta da capire se tra gli effetti di una nuova discesa in campo di Berlusconi ci sarà anche quello di far superare queste difficoltà e dare corso al patto tra progressisti e moderati invocato da Bersani e Casini. G. D. C.

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