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Il magna magna del Nord

Umberto Bossi

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Finita la fase 007 con Goldfinger-Belsito, la Lega ha deciso di entrare nel plot narrativo di un cartone animato, i Flinstones dove i conti si regolano a colpi di clava. L'urlo di Fred «Wilma, dammi la clava!» è la perfetta rappresentazione del clima sereno, pacato, senza rancori e di grande savoir faire che apprezziamo in queste giornate radiose per la Lega. I fatti del giorno sono i seguenti, snocciolati così come li abbiamo letti sui lanci d'agenzia: 1. dagli atti dell'inchiesta padana emerge che il partito pagava l'affitto di un appartamento a Roma all'ex ministro Roberto Calderoli; 2. il senatore leghista Enrico Montani lancia un sobrio commento: «Attaccare Calderoli è una cosa che fa schifo»; 3. il deputato leghista Gianluca Pini accusa l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni di aver speso novantamila euro con una carta di credito intestata al Carroccio; 4. Reguzzoni alza la barricata contabile: «Fango su di me, il saldo di cassa è oltre due milioni»; 5. il nuovo capogruppo Giampaolo Dozzo ha una reazione british sulla faccenda e battezza Pini con un soave: «È un testa di cazzo»; 6. il deputato Giacomo Stucchi rivela che la festa dei 70 anni di Umberto Bossi è stata pagata con i soldi della Camera; 7. Stucchi qualche ora dopo si corregge: «Non l'ho mai detto»; 8. Roberto Maroni è leggermente incavolato con Bossi e Belsito e su Facebook posta un pensierino: «Padania libera da ladroni e dossieristi». Ecco, il famoso «partito unito» di cui ci avevano parlato dopo la famosa riunione di via Bellerio che aveva cucinato «il Trota» (Renzo Bossi) in realtà è questo: un Lega Horror Show, una rissa da saloon, in cui fioccano le pallottole ad altezza d'uomo e si spara tranquillamente anche sul pianista. Il dito medio alzato di Bossi al cospetto di quel che accade è una manifestazione folcloristica. O meglio, era il preludio di un frastuono concertistico dove i tromboni e i piatti imperano, il direttore d'orchestra sputa per terra e il pubblico lancia cassette di verdura marcia sul palco dell'orchestrina padana. Che parabola incredibile, da «Roma ladrona» al «magna magna del Nord», passando per una trama che ormai è un vulcanico circo che erutta allegramente tutto l'inimmaginabile. Che non ci sia più niente da ridere lo certifica un comico, Beppe Grillo il quale ha dovuto anche lui dire la sua e lanciare un altolà a Rosy Mauro che l'altro ieri non riteneva impossibile un passaggio tra i grillini. «È una minaccia?» si è chiesto beffardamente il caterpillar dell'antipolitica. In altri tempi avrei scritto che la situazione è grave ma non seria. Purtroppo è pure seria.

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