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Lavoro, vertice senza accordo Monti: "Si esprima il Parlamento"

Incontro governo-parti sociali

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Rettilineo finale nella maratona delle trattative sulla riforma del mercato del lavoro ma il traguardo è ancora lontano. Forse troppo. Una nuova girandola di incontri già dalle prime ore della mattinata non è servita ad arrivare all'appuntamento di oggi pomeriggio a palazzo Chigi con un accordo di massima. E da parte sindacale, trapela un certo pessimismo. "Nonostante gli sforzi unitari per costruire una mediazione con il governo, l'esecutivo ha solo manifestato l'intenzione di manomissione dell'art.18. E' più che fondato il timore che in realtà l'obiettivo del governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili", è l'indicazione che trapela dalla segreteria della Cgil. Da parte degli imprenditori, il presidente di Rete Imprese Italia Marco Venturi è invece ottimista avendo annunciato di esser "più vicini" a un accordo rispetto a prima. LA TAPPA DECISIVA Vertice a Palazzo Chigi. La trattativa approda alla sua tappa politica più importante con l'incontro tra le parti sociali e il premier a Palazzo Chigi. Mario Monti vorrebbe arrivare ad un accordo prima della sua missione in Estremo Oriente mentre il ministro Fornero è determinata, come ha già annunciato più volte, che presenterà comunque la riforma in Parlamento, e cioè anche se non si dovesse raggiungere un'intesa. Un'ipotesi, ha sottolineato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che sarebbe però "grave". LO SCOGLIO DELL'ARTICOLO 18 Licenziamenti discriminatori e disciplinari. Nello specifico, il nodo più importante da sciogliere resta l'articolo 18: i sindacati sono compatti nel ritenere il reintegro l'unica opzione davanti ad un licenziamento discriminatorio. Più complessa invece la partita sui licenziamenti disciplinari, sui quali i sindacati appaiono divisi. E spunta un'ipotesi di compromesso: in queste ore, si sta infatti ragionando a una soluzione per quanto riguarda l'articolo 18 e in particolare i licenziamenti disciplinari. Tra le ipotesi su cui si sta discutendo ci sarebbe la possibilità di un indennizzo di 32 mensilità che varrebbe in caso dei licenziamenti disciplinari. Quest'ipotesi scatterebbe nel caso in cui il giudice scelga l'opzione dell'indennizzo e non del reintegro. Reintegro o indennizzo. Più in generale si lavora a una proposta di mediazione per cui si dovrebbero circoscrivere in modo chiaro le causali dei licenziamenti disciplinari. Si dovrebbero dunque specificare le motivazioni in base a cui l'azienda può giustificare il licenziamento disciplinare di un lavoratore: in questo caso il giudice potrebbe reintegrare o in casi meno gravi indennizzare il lavoratore facendo riferimento alle norme sancite nei contratti collettivi.  Confindustria: intervento sostanziale. Confindustria ha sempre sostenuto un intervento sostanziale sull'articolo 18 che lasci il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori e fissi l'indennizzo per tutti gli altri. Ma dal tavolo tecnico "non ci sono state risposte positive" anche se su alcuni punti importanti si sta lavorando, riferisce il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli. PD: GOVERNO COLMI LE DISTANZE "Credo che il governo abbia tutti gli elementi per capire le distanze da colmare e trovare i possibili punti di caduta". Pierluigi Bersani ha commentato così al termine della segreteria di Pd le trattative in corso sulla riforma del mercato del lavoro. "Spero che vada bene, che si trovi un punto di sintesi", ha aggiunto. "C'è un messaggio utile per l'Italia e per il mondo ed è che l'Italia sta affrontando le riforme", ha sottolineato Bersani. "E come sempre nei momenti difficili, l'Italia riesce a costruire la coesione sociale che mette il paese sulla strada della fiducia - ha insistito - per me questo è il messaggio che deve arrivare al mondo". ACCORDO LONTANO La proprosta del premier Monti Più che alla ricerca di un accordo su un documento di tipo contrattuale, Mario Monti imposta la riunione con le parti sociali con l'obiettivo di verbalizzare le varie posizioni al tavolo, sia in accordo che in disaccordo, su cui poi basare la costruzione del testo che il governo porterà all'esame del Parlamento, "interlocutore principale" dell'esecutivo. E' quanto riferiscono fonti sindacali presenti al tavolo. "L'obiettivo di questa riunione, che spero sia conclusiva - avrebbe detto Monti secondo quanto riferiscono le fonti - sarà la verbalizzazione delle varie posizioni di accordo e di disaccordo, più che pensare a un documento contrattuale. Un verbale che costituirà la base di proposta che il governo successivamente presenterà al Parlamento che rimane l'interlocutore principale del governo".  

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