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"Lavorare di più e più a lungo"

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Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco

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L'Italia è un paese per e di vecchi. Ma siccome sono ormai la maggioranza, e godono almeno nella stragrande maggioranza di buona salute, devono lavorare di più e più a lungo. L'invito a rimboccarsi le maniche rivolto a spanne agli over 60 è arrivato ieri dal numero uno di Bankitalia, Ignazio Visco. Nonostante la riforma pensionistica approvata di recente dal governo Monti sia una delle più drastiche in tema di irrigidimento dei criteri anagrafici e, una volta a regime farà dell'Italia il paese dove si uscirà dal lavoro con il bastone alla mano, evidentemente a Palazzo Koch ancora non basta. L'Italia «è un paese anziano ed è necessario» che «si lavori di più, in più e più a lungo». E se sul «di più» in molti sono d'accordo, sul «più a lungo» la battuta più fortunata è stata probabilmente quella di Felice Belisario, presidente dei senatori dell'Italia dei Valori che ha spiegato, interpretando il pensiero di molti che «Visco, deve aver scoperto la pozione magica dell'immortalità per dire che bisogna lavorare di più e più a lungo di così». Eppure per il numero uno di Palazzo Koch il Paese «ha molti divari da recuperare». A cominciare da quelli di genere, che «vanno rimossi», ha spiegato il numero uno di Bankitalia, poiché dal lavoro delle donne può venire un contributo «potenzialmente rilevante» per la crescita. Senza dimenticare che il «migliore funzionamento del mercato del lavoro» si consegue «accompagnando» e non «resistendo» al cambiamento. Come ha spiegato Visco, «un migliore funzionamento del mercato del lavoro, con la capacità di accompagnare e non con la volontà di resistere al cambiamento, nelle tecnologie, nelle produzioni, nell'apertura dei mercati, nell'organizzazione delle imprese, va di pari passo con mutamenti profondi nella struttura produttiva». L'Italia, infatti, sta compiendo «uno sforzo impegnativo sul piano della stabilità finanziaria; ad esso non può non accompagnarsi quello altrettanto essenziale sul fronte delle riforme strutturali», ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia, ricordando l'obiettivo, condiviso a livello europeo, di «creare un'economia in grado di crescere più velocemente e in modo duraturo e di generare elevati livelli di occupazione e progresso sociale», una crescita cioè, intelligente, sostenibile, inclusiva. Da qui, la necessità di rimuovere i fattori alla base di una bassa occupazione, anche se questo comporta andare contro «rendite di posizione o interessi particolari». «Bisogna avere la consapevolezza però - ha aggiunto il Governatore - che ne va del nostro futuro». «Occorre quindi ricercare le ragioni, e rimuoverle, per le quali è così bassa l'occupazione in parti importanti del nostro territorio, tra i giovani, tra le donne», ha affermato il numero uno di Bankitalia, ricordando che «nel Mezzogiorno il tasso di occupazione è pari al 44% della popolazione tra 15 e 64 anni: vi è occupato meno di un giovane su quattro e solo 3 donne su 10. Nel centro-nord, dove il tasso di occupazione femminile è più elevato (55%)», mentre «oltre 2 milioni di giovani oggi nel nostro Paese, non studiano, non lavorano e di essi 1,2 milioni sono donne». E proprio lunedì prossimo alle 16 ci sarà un nuovo round governo-parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro convocato dal ministro Elsa Fornero. Atteso come importante dalle parti sociali. Il leader della Cisl, Bonanni, ad esempio si è detto fiducioso in una chiusura della trattativa entro marzo a patto che «il governo abbia i piedi ben piantati a terra e le parti sociali abbiano intenzione di collaborare».

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