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Monti riceve l'Anm che avverte: siamo pronti a scioperare

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Mase le loro ragioni non troveranno ascolto, sono pronti a imbracciare anche l'arma dello sciopero. Oggi i vertici dell'Associazione nazionale magistrati saranno ricevuti dal premier Monti, dal ministro della Giustizia Severino e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà. Ieri il parlamentino delle toghe ha definito la strategia da seguire: aspettare di capire le intenzioni del governo, e ricorrere a una forma di protesta forte solo in caso di «esito negativo» del confronto. L'incontro era stato chiesto dallo stesso sindacato delle toghe. Ed è stata proprio la convocazione da parte di Monti, e l'ulteriore disponibilità del presidente del Senato Renato Schifani a ricevere il 14 febbraio prossimo la giunta dell'Anm, a spingere le toghe a frenare per il momento sullo sciopero. «Abbiamo ricevuto un segnale molto importante» ha detto il presidente Luca Palamara, invitando l'assemblea a «soprassedere» alla proclamazione di un'astensione dal lavoro sin da ora. Una linea che alla fine è stata condivisa da tutte le correnti della magistratura, anche da Magistratura Indipendente, che pure non ha risparmiato critiche alla giunta guidata da Palamara. A Monti l'Anm spiegherà che questa norma che amplia a «dismisura» la responsabilità civile dei magistrati, visto che prevede la possibilità di rivalersi direttamente nei loro confronti per il risarcimento del danno in caso di dolo, colpa grave e per manifesta violazione del diritto, «non è affatto una conseguenza necessaria delle decisioni della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha sempre fatto esclusivo riferimento alla responsabilità dello Stato». E soprattutto dirà che una normativa come quella che viene proposta «non esiste in nessun ordinamento democratico: negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Canada, in Israele il giudice non può mai essere chiamato a rispondere per gli atti compiuti nell'esercizio delle funzioni». Un segnale di apertura ai magistrati era già arrivato lunedì da Schifani che aveva auspicato una «soluzione condivisa», e che almeno si arrivasse a una riscrittura della norma. Proprio per non turbare il clima di dialogo il Comitato di presidenza del Csm ha deciso ieri di non convocare un plenum straordinario sulla riforma, come avevano chiesto i togati di Unicost e la Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli ha scelto di soprassedere, almeno per il momento, alla stesura di un parere che si preannunciava già critico sul provvedimento. Intanto il Consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia al decreto «svuota carceri». Il provvedimento è in discussione alla Camera: dopo la seduta fiume di ieri notte, il dibattito proseguirà stamattina. La Lega ha già annunciato di voler dar battaglia anche in Aula sul provvedimento ed ha ripresentato tutti gli emendamenti (sono 500) già predisposti per l'esame della commissione Giustizia. Anzi, a questi ne ha aggiunti altri tre.

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