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Pressione fiscale record con Monti

Il premier Mario Monti durante il discorso alla Camera sulla manovra

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Il 27 ottobre scorso, nel corso di un'audizione a Palazzo Madama il capo dell'area Ricerca Economia di Bankitalia Daniele Franco aveva informato gli italiani che secondo i calcoli di via Nazionale la pressione fiscale sarebbe salita dal 42,3% del 2010 al 42,7% del 2011 e dal 2012 si sarebbe attestata su valori record intorno al 43,8 per cento. Il precedente massimo storico di pressione fiscale di questo Paese risale infatti al 43,67% del 1997 (anno dell'Eurotassa) e soltanto un'altra volta, per la precisione nel 2007, la soglia del 43% è stata di poco superata (43,05%). Poi è caduto il governo Berlusconi, il pesante fardello del debito pubblico ha imposto al suo successore tecnico, Monti, la pesante manovra «salva Italia» e anche le già funebri previsioni della Banca d'Italia sono destinate ad essere superate. In base ai calcoli dell'ufficio studi dell'Ordine dei Commercialisti, infatti, la pressione fiscale schizzerà già sopra il 45% nel 2012 e potrebbe sfiorare il 47% nel 2014. Ecco come. Quella del governo Monti è, a regime, una manovra da 30 miliardi di euro, di cui il 58,41% è costituito da maggiori entrate fiscali mentre il 41,59% è rappresentato da tagli di spesa. Nell'immediato, sul 2012, la contribuzione richiesta ai cittadini, sotto forma di aumento della pressione fiscale, arriva però addirittura al 76,13% della manovra complessiva. Tra le maggiori entrate fiscali, tre voci da sole concorrono a formare oltre l'80% delle aspettative di maggiore gettito: la nuova imposizione sugli immobili (IMU) per il 46,49%, le accise sui carburanti, per il 24,17% e l'addizionale regionale IRPEF per il 9,36 per cento. L'incremento di due punti percentuali delle aliquote Iva del 10% e del 21% (due punti e mezzo a partire dal 2014), spiegano i commercialisti, non costituisce invece maggiore entrata, perché è interamente destinato a coprire i «vuoti a perdere» di entrate fiscali che la precedente manovra aveva lasciato sostanzialmente indefinite, rinviando alla legge delega fiscale e previdenziale. Tra i tagli di spesa, quasi l'intero ammontare è ascrivibile ai soli interventi in materia previdenziale (77,55%) e ai tagli su province e comuni (21,66%). La manovra è quindi destinata per il 69,31% a copertura del deficit, al fine di consentire l'avvicinamento dell'obiettivo del pareggio di bilancio. Per un altro 19,30% sarà a copertura di stimoli per la crescita economica, rappresentati essenzialmente dall'introduzione di un regime di favore fiscale per la capitalizzazione delle imprese; dalla riduzione del costo del lavoro, mediante la previsione della deducibilità dal reddito di impresa della parte di Irap calcolata sul costo del lavoro nonché da regimi di favore fiscale per l'occupazione di giovani e donne. Per l'11,39% coprirà invece nuove spese indifferibili, come le missioni militari all'estero e il fondo per il trasporto locale. Il risultato è devastante: prima della manovra, la pressione fiscale che risultava attesa dopo gli interventi operati da ultimo lo scorso agosto era il 44,04% sul 2012, il 44,84% sul 2013 e il 44,83% sul 2014. Per effetto della manovra Monti, la pressione fiscale attesa cresce al 45,17% sul 2012, al 45,70% sul 2013 e al 45,54% sul 2014. Un saliscendi determinato dal fatto che il calcolo si basa sul Pil che comincia a crescere quando fa effetto la manovra e poi si stabilizza. Infatti anche queste percentuali sono da ritoccare ulteriormente al rialzo proprio perché calcolate assumendo come Pil atteso per gli anni 2012, 2013 e 2014 quello risultante dall'ultimo aggiornamento del Dpef, secondo il quale il Pil del 2012 si dovrebbe attestare a 1.622 miliardi (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2011 dell'1,8%); quello del 2013 a 1.665 miliardi (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2012 del 2,6%) e il Pil del 2014 a 1.714 miliardi (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2013 del 2,9%). Se, in linea con le più recenti previsioni per il 2012 e tenuto conto degli inevitabili effetti parzialmente recessivi della manovra, si rivedono le stime di crescita del Pil sulla base di più realistici tassi nominali di crescita dell'1% sul 2012 e del 2% sul 2013 e sul 2014, la pressione fiscale attesa arriva a sfiorare sul 2014 il 47% (46,85%). Per quanto obbligato e ponderato, sarà un massacro. «Se si sarà in grado di intervenire stimolando la crescita questo scenario potrebbe non realizzarsi», sottolinea comunque Enrico Zanetti, direttore del centro studi tributario Eutekne.info. «Così come si accetta la logica degli esuberi quando un'azienda privata viene ristrutturata nel convincimento che l'alternativa è andare tutti a fondo, bisogna pensare che oggi in ristrutturazione è lo Stato e se davvero lasceremo arrivare la pressione a quota 47% sarà il Paese intero ad essere morto. Certo, non si deve sostituire questo difficile ragionamento con la lotta all'evasione fiscale. Non perché non vada fatta, anzi. Ma con una soglia di pressione al 47% e con i livelli di crescita scarsa che ci attendono - conclude Zanetti - questa battaglia deve assolutamente essere utilizzata per ridurre le imposte a chi le paga».

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