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Bossi chiede al Cav un passo indietro

Bossi chiede al Cav un passo indietro

Silvio Berlusconi (S) e Umberto Bossi

La situazione politica è critica. Il pallottoliere della maggioranza certifica numeri sempre meno rassicuranti per il Cav. E la Lega, dopo giorni di strategico silenzio durante il quale analizzare l'evolvere della situazione, inizia a tirare le somme. L'obiettivo è quello di trovare una exit strategy che permetta ai Lùmbard, nel caso in cui si dovesse arrivare a elezioni anticipate, di presentarsi ai propri elettori con la faccia più pulita possibile. Così ieri l'abituale vertice del lunedì nella sede "nazionale" del movimento in Via Bellerio a Milano durante il quale il Senatùr riunisce i numeri uno leghisti è stato l'occasione per fare chiarezza. L'appuntamento era per le tre del pomeriggio. Alla spicciolata sono arrivati tutti. Per primo il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, per ultimo, quello dell'Interno Roberto Maroni che ha trovato ad aspettarlo anche il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, e il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni. E già il fatto che, dopo settimane di assenze, il responsabile del Viminale avesse deciso di prendere parte all'incontro sottolinea la necessità di trovare in casa Lega una strategia quanto più condivisa possibile per uscire dall'empasse. Una riunione convocata, quindi, per mettere a punto la posizione dei leghisti in vista del voto sul rendiconto dello Stato in programma oggi pomeriggio alla Camera, ma che è servita soprattutto per per mandare un messaggio chiaro al Presidente del Consiglio: prendere atto che la maggioranza non c'è più e, quindi, "gestire" l'attuale fase prima che la situazione precipiti. In altre parole l'invito a Berlusconi è questo: assuma l'iniziativa e faccia un passo indietro. Una linea che nessuno dei leader leghisti conferma ufficialmente ma che sarebbe stato, secondo fonti attendibili, lo stesso ministro Roberto Calderoli a comunicare al premier raggiungendolo alle 15.30 ad Arcore. Del resto, fanno notare le stesse fonti, sia Maroni domenica sera intervenendo a Che tempo che fa, che Bossi qualche giorno prima avevano già espresso questa posizione, sollecitando il premier a scegliere la strada del passo indietro. Strada che, tuttavia, Berlusconi non sarebbe al momento intenzionato a percorrere smentendo ogni voce che ipotizzi le sue imminenti dimissioni. Il messaggio consegnato dalla Lega a Berlusconi, come confermato da alcune fonti del Carroccio ribadisce anche un altro punto fermo dei Lùmbard. Infatti se da una parte Bossi e i suoi chiedono al premier di «non accanirsi» ad andare avanti se davvero una maggioranza non c'è, dall'altra non lasciano spazio a dubbi: se cade si torna alle urne confermando così l'indisponibilità della Lega a entrare in un governo con una maggioranza diversa da quella votata dagli elettori. Non è invece chiaro se il messaggio recapitato da Calderoli contenesse anche un invito esplicito al premier a lasciare il posto a un successore da lui indicato. Domenica Maroni aveva detto che non sta alla Lega decidere in questo senso, ma a Berlusconi stesso eppure alcune fonti leghiste ieri hanno accreditato invece come concreta la richiesta di un passaggio di testimone ad Alfano. Cosa che però Calderoli ha immediatamente smentito: «Sulla mia visita ad Arcore stanno circolando notizie prive di fondamento».

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