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La tregua sull'euro è già finita

Il cancelliere tedesco Angela Merkel

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Non si può certo dire che la Germania conosca a fondo i meccanismi della comunicazione economica. La dichiarazione di ieri della Cancelliera tedesca Angela Merkel è stata la migliore dimostrazione di come la politica sia a volte distante anni luce dalle sale degli operatori finanziari. Raggiunto a fatica un obiettivo e cioè quello di rassicurare i mercati con l'accordo del vertice di mercoledì scorso, la Cancelliera ha gettato a sole 48 ore di distanza, nuove ombre sullo stato di salute dell'euro. «La crisi dei debiti sovrani nell'Eurozona non sarà risolta nello spazio di un anno. La zona euro sta affrontando una crisi di fiducia che non andrà via in un giorno o in un anno con un semplice colpo di spugna» ha sottolineato la Merkel. Una franchezza esemplare ma suicida nei confronti dei mercati finanziari ormai stremati da scossoni continui. Al clima che ha cominciato a surriscaldarsi si è aggiunta anche la titubanza, rispetto alle intenzioni, della Cina sull'intervento a sostegno dell'Eurozona. Voci e rumors che alla fine influenzano chi mette ancora soldi nei titoli e nelle azioni. Così ad esempio i rendimenti dei Btp italiani nell'asta di ieri, la prima dopo il vertice, sono schizzati oltre il 6%. Un aggravio di costi per la finanza pubblica che può significare in un prossimo futuro anche nuove manovre correttive. Insomma a due giorni dall'accordo tra i leader dell'Eurozona sul piano anti-crisi, la tregua con i mercati sembra già essere finita e sono tornati a emergere i dubbi sulla capacità di superare il problema dei debiti sovrani. Ai quali si aggiungono nuovi timori per un ulteriore rallentamento dell'economia. Del resto le intese raggiunte nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi sul potenziamento del fondo salva-Stati, il nuovo salvataggio della Grecia e la ricapitalizzazione delle banche dovranno ora essere riempite di contenuti «tecnici». A chiedere ancora una volta di risolvere la crisi «il più velocemente possibile» è stato il presidente Usa, Obama, che ha spiegato che bisogna dare potenza di fuoco ai 1.000 miliardi di euro del fondo salva-Stati Efsf anche attraverso la partecipazione di Paesi come la Cina, che però ieri ha chiesto più garanzie prima di intervenire nonostante la tripla «A» assegnata al nuovo Efsf da Fitch e Standard&Poor's. Ora la palla passa al G20. Il 3 e 4 novembre a Cannes dove i leader dei Paesi più industrializzati del mondo devono dimostrare di essere capaci di definire una strategia comune globale per stimolare il rilancio della crescita economica. Una crescita che come ormai ampiamente dimostrato non si risolve solo con politiche di allentamento monetario. L'era inaugurata dal governatore Alan Greenspan alla Fed:denaro facile e poco costoso per tutti dovrebbe essere finalmente bocciata dopo essere stata finora la causa dei mali del mercato finanziario drogato dalla super liquidità. Gli economisti si attendono insomma un cambio di rotta. E questo potrebbe arrivare molto presto. Già dal prossimo mese con l'arrivo di Draghi alla Bce. La Banca centrale europea dovrebbe cominciare nel nuovo corso a non seguire più la politica della Fed, prendendone le distanze. Non più dunque politica monetaria facile ma azioni e pressioni che avvicineranno la Bce alla missione iniziale del Fondo Monetario Internazionale:non salvataggi di stati in crisi ma interventi e politiche per la crescita. Draghi viene da quel mondo. È stato presidente del Fondo per la stabilità finanziaria e il primo punto della sua agenda a Francoforte sarà tenere a bada la speculazione incentivando lo sviluppo. Forse l'Europa ha ancora una chance.

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