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I pm insistono: Penati va arrestato

Filippo Penati

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Filippo Penati si autosospende dal Pd e annuncia anche l'uscita dal gruppo consiliare regionale «per difendermi a tutto campo». Giovedì il gip di Monza ha respinto la richiesta di arresto formulata nei suoi confronti dai pm perché i reati di cui è accusato sono prescritti malgrado i gravi indizi di colpevolezza. Ma i pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia hanno già depositato al tribunale del riesame il ricorso per chiedere l'arresto in carcere dell'ex presidente del Consiglio regionale lombardo indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell'inchiesta su un presunto giro di tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. L'ordinanza del giudice è del 10 agosto e i magistrati avevano a disposizione 10 giorni di tempo per fare ricorso al riesame e dunque nei giorni scorsi hanno depositato l'appello al tribunale per chiedere il carcere per Penati e per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati, la cui richiesta d'arresto era sempre stata negata dal gip. Si svolgeranno invece lunedì mattina nel penitenziario di Monza gli interrogatori di garanzia, davanti al gip, di Pasqualino Di Leva, ex assessore all'edilizia al Comune di Sesto, e dell'architetto Marco Magni, entrambi finiti in carcere giovedì con l'accusa di corruzione. Dal canto suo, Penati ieri mattina ha ribadito in un comunicato «l'estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Visti però gli sviluppi della vicenda che mi vede coinvolto intendo scindere nettamente la mia vicenda personale dalle questioni politiche per potermi difendere a tutto campo. Per queste ragioni ho deciso di autosospendermi dal Pd e di uscire dal gruppo consiliare regionale. Questo per non creare problemi e imbarazzi al Partito democratico. Il mio impegno, come ho detto dall'inizio della vicenda resta quello di ristabilire la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia», ha concluso l'ex braccio destro di Bersani. Nel frattempo si è scatenato anche il fuoco amico dei compagni di partito: «Fa pena e rabbia leggere di Penati – scrive il presidente della regione Toscana Enrico Rossi – Farebbe meglio a stare zitto e rispondere solo nei tribunali». A condannare Penati è anche Gerardo D'Ambrosio, ex del pool di Mani Pulite e procuratore capo di Milano, nonché senatore del Partito Democratico. In una intervista al sito Affaritaliani.it ha lanciato un appello a Bersani affinché prenda «provvedimenti molto severi». «Il Pd – ha proseguito – deve emarginare queste persone. Purtroppo il reato è prescritto, quindi non si saprà mai la verità processuale. Ma già adesso ci si può fare un'idea dal punto di vista politico. Se il Pd vuole apparire diverso ha il dovere sacrosanto di essere severo con coloro che hanno commesso fatti di corruzione».

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