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La stangata sui conti titoli vale quasi 9 miliardi

La stangata sui conti titoli vale quasi 9 miliardi

Borsa

Giulio Tremonti e i suoi tecnici i conti li sanno fare. E l'idea di tassare con un mega aumento i depositi titoli degli italiani è meno elitaria di quanto si possa pensare. Dall'aumento del bollo sui conti deposito titoli infatti arriverà il grosso delle entrate movimentate dalla manovra di finanza pubblica nel periodo 2011-2014. Nella tabella allegata al decreto legge sono ipotizzati gli incassi che si attendono nel quadriennio in esame.

Si parte dall'anno in corso che porterà in cassa 721 milioni di euro in termini di effetto sul deficit. Una somma che sale a 1,315 miliardi l'anno venturo, a 3,581 nel 2013, per assestarsi a 2,4 miliardi nel 2014. Questo su un totale di entrate di 6,959 miliardi nel 2013 e di 6,545 miliardi l'anno successivo. Gli effetti finanziari - si legge nella relazione tecnica - sono calcolati considerando che a novembre di ogni anno si avrà il versamento dell'acconto pari al 95% di quanto liquidato nell'anno. «Da un'indagine condotta alla fine del 2010 (fonte eurisko) risulta che il 26% dei correntisti ha un conto titoli. Da fonte Abi, inoltre, risulta che il numero di conti correnti è di circa 40 milioni. Pertanto - si legge ancora nella relazione tecnica al dl - l'incremento dell'imposta di bollo a 120 euro per gli anni 2011 e 2012 e a 150 euro per i depositi sotto i 50mila euro (380 euro per i depositi con valore superiore a 50mila euro) a decorrere dall'anno 2013, determina un incremento di gettito su base annua di circa 892 milioni di euro annui per i primi due anni e di circa 2.400 milioni di euro per gli anni a partire dal 2013».

Un importo complessivo di quasi 9 miliardi di euro che se rapportato alla dimensione complessiva della manovra, circa 50 miliardi, significa un po' meno del 20%. Non è poco per un paeseconsiderato a basso tasso di diffusione di finanziarizzazione. Negli anni passati, nel corso delle grandi privatizzazioni statali, l'incentivo ad allargare la platea dei possessori di azioni ai cittadini non è mai mancato. L'idea di public company ovvero aziende a controllo diffuso era sulla bocca di economisti e politici di impostazione liberale. Tutto finito. È ora di fare cassa e chi ha titoli finanziari è per antonomasia un ricco. Dunque deve pagare. Quello che la relazione non dice è quanti terrano aperto il loro conto.

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