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Napolitano frena Bossi sulla Libia

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«È nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze di altri Paesi che hanno raccolto l'appello delle Nazioni Unite». Il presidente della Repubblica, il giorno dopo Pontida risponde alla Lega sull'impegno in Libia. Nel celebrare la Giornata del rifugiato Napolitano ha affermato: «L'Italia non poteva guardare con indifferenza e distacco agli avvenimenti in Libia, un Paese a noi così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi». Ma Maroni non cambia idea e insiste: «Ribadisco quanto detto sul sacro suolo di Pontida: chiediamo al premier di dire quando terminerà la missione in Libia». Secondo il ministro dell'Interno c'è un solo modo per fermare gli immigrati, ossessione leghista: «è mettere fine alla guerra». «Abbiamo contro l'Europa che non ci aiuta, la Nato e la magistratura, tutta a favore dei clandestini», si lamenta Maroni che la base leghista ha invocato come futuro premier. Il popolo della Padania, la regione che non c'è, si è scoperto pacifista e vuole cancellare tutte le missioni internazionali. Così ieri da Lussemburgo il ministro degli Esteri Frattini aveva replicato alla Lega: «Le missioni sono certamente utili e devono essere affrontate in un quadro di collaborazione internazionale: non ci sono ritiri unilaterali ma neppure status quo a tempo indeterminato». «Abbiamo già avviato una revisione graduale e concordata (di alcune missioni, ndr), nei Balcani ad esempio, e nel Libano», ha ricordato Frattini. «Ma si tratta di iniziative che noi concordiamo con gli alleati, le Nazioni Unite e la Nato. Com'è noto, inoltre, il 6 di luglio è prevista una riunione del Consiglio supremo di Difesa che, evidentemente ha una voce in capitolo importante», ha aggiunto il titolare della Farnesina. Relativamente al capitolo Libia il respondabile della politica estera ha voluto chiarire che per la partecipazione dell'Italia ai bombardamenti in Libia «c'è un limite molto chiaro: il limite di settembre, fissato dalla Nato, ma credo che al di là dei bombardamenti una soluzione si debba trovare molto prima di settembre». «Dobbiamo lavorare duramente per una soluzione politica», ha ribadito Frattini da Lussemburgo, ricordando che «questa settimana ci sarà una conferenza» a Roma con i leader delle assemblee tribali libiche «per parlare di riconciliazione, sarà un'opportunità molto importante per discutere della pace». Posizione sulla quale concorda Maroni. «Critico l'intervento militare perché mi sembra inefficace a risolvere la situazione. Mi auguro che la diplomazia riprenda il suo corso». Il ministro Frattini, però, aveva in mattinata respinto la tesi leghista secondo cui, se l'Italia non partecipasse ai bombardamenti in Libia, non sarebbe invasa dai flussi di migranti. «Noi siamo comunque in prima linea - ha sottolineato - L'Italia è il primo porto di destinazione, tutti quelli che se ne vanno dalla Libia vengono anzitutto in Italia, che l'Italia ci sia o non ci sia (nell'operazione militare della Nato, ndr) non è che Gheddafi ci fa la graziosa concessione di tenerceli e di mandarli in Spagna». Comunque Frattini ha voluto anche sitgmatizzare il rischio di azioni Nato che possano provocare vittime civili: «è un qualcosa che non va assolutamente bene». Tra l'altro, secondo il titolare della Farnesina, «non si può neanche avere questa carenza di comunicazione all'opinione pubblica che non contrasta la propaganda mediatica di Gheddafi, questo è un qualcosa su cui la Nato deve riflettere». Giusto ieri il portavoce del Colonnello ha denunciato la morte di 15 civili tra i quali diversi bambini a causa delle bombe Nato. Una notizia smentita categoricamente dall'Alleanza Atlantica: «Non abbiamo condotto alcun attacco in quell'area in quel periodo di tempo». Nessuna bomba e missile sganciati dagli aerei della Nato su Sorman a 70 chilometri da Tripoli. Ma Gheddafi insiste: ha bisogno di piccoli martiri per mettere in crisi l'Alleanza.

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