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Roma accoglie il mondo ma la Lega non ci sta

La parata per la Festa della Repubblica

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La Repubblica italiana si prepara a festeggiare il suo 65° compleanno. Un evento che porterà a Roma più di 80 delegazioni straniere, molte delle quali a livello di Capi di Stato o di Governo, che il 2 giugno prossimo renderanno omaggio alla Repubblica proprio nell'anno del 150° anniversario della proclamazione dell'Unità nazionale. Un parterre d'eccezione di alte personalità politiche internazionali: dagli Stati Uniti arriverà il Vice Presidente Biden, dalla Federazione Russa il Presidente Medvedev, dalla Repubblica Popolare Cinese il Vice Presidente Xi JinPing, dalla Turchia il Presidente Gul. Tra gli europei il Presidente della Repubblica Federale tedesca Wulff, il re Juan Carlos per la Spagna, il Presidente austriaco Fisher. Folta anche la presenza dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. Tra questi, il Presidente israeliano Peres e il Presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen, in una fase particolarmente delicata per quanto riguarda le prospettive del Processo di Pace. L'Afghanistan e il Kosovo - tra i principali teatri dell'impegno italiano ed internazionale - saranno anch'essi rappresentati al più alto livello, rispettivamente dal Presidente Karzai e dalla neo Presidente Jahjaga. Completano il quadro i massimi responsabili di alcune tra le maggiori Organizzazioni internazionali, tra le quali l'ONU (per la quale parteciperà il Segretario Generale Ban Ki-Moon), l'UE (con il Presidente del Consiglio Van Rompuy), la FAO (con il Direttore Generale Diour), la Commissione dell'Unione Africana (con il Presidente Ping) e la Lega Araba (con il Segretario Generale Amr Moussa). Eppure la notizia che tutti si aspettavano e alla quale in pochi speravano alla fine è arrivata: un «alto» rappresentante della Lega, giovedì prossimo, salirà sul palco delle autorità per rendere omaggio alle Forze Armate. Un onore che spetterà al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il quale, con la sua sola presenza, metterà fine alle polemiche che, anche quest'anno, avrebbero potuto investire il partito del Nord. Nel 2010 infatti fu proprio il presidente Giorgio Napolitano a risentirsi dell'assenza del ministro che, invece, aveva preferito festeggiare nella sua Varese. Chi invece non accenna ad abbassare i toni contro una manifestazione considerata troppo legata a quell'immagine dello Stato centralista, nemico numero uno da sempre del Carroccio, è l'eurodeputato Mario Borghezio: «Il 2 giugno esporrò al balcone di casa mia la bandiera sabauda. Visto che sono uno a cui piace la storia, se proprio dobbiamo festeggiare qualcosa nel 1861 è nato il regno d'Italia. Queste celebrazioni partono zoppe perché dal punto di vista storico, l'Italia unita come la conosciamo oggi non è nata nel 1861 ma con le conquiste della Prima Guerra Mondiale. E quindi, sì, io esporrò la bandiera sabauda». Freddezza e scetticismo nei confronti di celebrazioni la cui «enfasi retorica infastidisce», osserva Borghezio che aggiunge: «Napolitano è un galantuomo ma è un centralista pure lui». Sulla partecipazione di altri esponenti leghisti, a partire da Umberto Bossi, al momento non c'è alcuna conferma anche se qualche indiscrezione già trapela come per esempio l'assenza del governatore del Piemonte, Roberto Cota, che festeggerà a Novara e a Torino. Per quanto riguarda l'agenda della giornata, come da tradizione, la giornata di celebrazioni si aprirà in mattinata con l'omaggio del Capo dello Stato alla tomba del Milite Ignoto. Alle 11 partirà quindi la parata militare, che si concluderà un'ora e mezzo dopo. Nel prologo, sfileranno le cinque bandiere italiane che si sono succedute nel giro di 214 anni ovvero da quel 7 gennaio 1797 quando nacque il Tricolore.

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