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«La lotta politica non sia guerra»

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GianniDi Capua Come sarà l'Italia fra cinquant'anni? Palazzo del Quirinale. Festa per la scuola in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Seduto davanti allo schermo di un computer Giorgio Napolitano si lascia "interrogare" dagli studenti in collegamento. E risponde: «Mi auguro un'Italia più serena, meno lacerata, meno divisa dove la lotta politica non sia una guerra continua e che ci sia rispetto tra le parti che fanno politica e che competono per la conquista della maggioranza alle elezioni». Parole che vengono pronunciate proprio nel giorno della polemica tra il sindaco di Milano Letizia Moratti e il suo sfidante Giuliano Pisapia. Parole che sono un giudizio chiaro anche sulle ultime «sparate» dei leader politici nazionali (dal «quelli di sinistra non si lavano» di Silvio Berlusconi al «lui è diverso, ha il parrucchino» di Pier Luigi Bersani). «È un pò difficile immaginare il Paese tra 50 anni - aggiunge Napolitano -. Voi lo vedrete certamente, anzi lo costruirete, e dipenderà molto da voi. Di certo io posso augurarvi che sia una Italia più serena, più sicura di sé, che sappia essere più consapevole delle sue straordinarie tradizioni che abbiamo. Siamo eredi di uno straordinario patrimonio culturale, artistico e umanitario e dobbiamo saperlo coltivare perché tutto il mondo si attende questo da noi». E conclude: «Bisogna che ci sia un'Italia che sia rispettata in tutta la Comunità internazionale per il contributo che dà e anche per l'immagine che può dare di sé sul piano culturale, civile e morale. Mi auguro che sia così l'Italia del 2061. Datevi da fare perché sia così». Ma non è l'unico accenno che Napolitano fa alla situazione del nostro Paese. Quando gli chiedono «cosa si possa fare per collaborare all'unità del Paese» il Capo dello Stato risponde: «Guai se non vi interessate del vostro Paese, delle sorti del nostro Paese come fecero i giovani e coloro che durante il Risorgimento lottarono per l'Unità d'Italia». Il presidente della Repubblica invita quindi a «coltivare gli stessi ideali di libertà, unità e giustizia» dei protagonisti del Risorgimento. «Non si può crescere e avere soddisfazione nella vita - spiega - se non si è animati da alcuni grandi valori e se non ci si impegna nel realizzare obiettivi, non solo personali, ma comuni a tutti gli italiani per il bene di tutti. Fatevi guidare nella vostra educazione e nella vostra vita da grandi ideali e valori che formano la base del nostro vivere insieme. Sono la base e la condizione della nostra Italia». «Viviamo in un'Europa di pace nella quale i nostri giovani hanno dinanzi a sé non una prospettiva di lotta con le armi, seppur impegnati in nome della comunità internazionale in Afghanistan e prima in Kosovo e in Libano. I nostri giovani hanno di fronte a sé presupposti di sviluppo pacifico - aggiunge - Fatevi guidare, per realizzare obiettivi comuni a tutti gli italiani da grandi valori e grandi ideali che sono la base per il futuro della nostra Italia». Poi la partenza per Firenze dove Napolitano si fermerà anche oggi. Primo appuntamento in città un convegno su Bettino Ricasoli nella basilica di Santa Croce. All'uscita un lungo applauso, tante foto e un grido: «Resisti presidente».

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