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Emma nella hit parade dei videomessaggi

Emma Marcegaglia

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Una notizia choc irrompe nel placido tran-tran domenicale. Redazioni in subbuglio, agitazione tra i giornalisti: c'è un videomessaggio di Emma. No, non la cantante salentina uscita da "Amici". La Marcegaglia. Che trova mortificante il vecchio sistema del comunicato stampa, faticose le interviste con contraddittorio, e con un mese di anticipo sulle Assise generali di Confindustria ci tiene a far sapere che in «questo Paese diviso» gli imprenditori «si sentono soli», e dunque li chiama alla «mobilitazione» (Montezemolo sarà il primo ad applaudirla, in serata), con un tono un filino reminiscente degli appelli di Bin Laden o Zawahri alla guerra santa contro gli infedeli. Peraltro, a ben riflettere, la cricca di Al Qaeda non ama mostrarsi più di tanto, e spesso ricorre solo al messaggino audio, con levantina sobrietà, come ha fatto proprio ieri Mubarak per giurare che lui non ha fondi all'estero. In Italia no: se non ricorri al videoclip ormai non sei nessuno. Figuriamoci, lo usano anche gli eliminati del Grande Fratello per confessare i tradimenti alla fidanzatina della Casa, come ha fatto il cattedratico Nando con Margherita. A maggior ragione, in politica non sei una star se non ti regali una ripresina con alle spalle una libreria né chic né freak, la cornicetta con la foto degli affetti o degli incontri istituzionali (Emma sceglie il suo scatto con Napolitano, un segnale forte e chiaro), la scrivania con le carte da firmare, i libri si spera non cellophanati. Almeno Emma, dall'alto della sua venustà, non è dovuta ricorrere all'effetto speciale della calza di nylon davanti all'obiettivo, quell'atmosfera flou, vagamente fantasyland, che nel '94 marchiò la scesa in campo del Cavaliere, il nuovo miracolo italiano eccetera. Allora erano videocassette da trasmettere a reti unificate, Vhs spediti a tutti i Tg, con qualche resistenza nel fortino di Telekabul. Lo stile, fatta salva l'evoluzione tecnologica, è rimasto quello della rivoluzionaria trovata del Cavaliere. Che è tornato a farne uso, di recente, nel formidabile videohit di "Non ho mai pagato donne in vita mia/ La verità vince sempre". In buona posizione in classifica anche Mara Carfagna con un video antigossip chiaramente ispirato da Dylan ("il resto sono chiacchiere al vento/ e che il vento se le porti"), seguita dalla Gelmini che scalò le classifiche nel novembre scorso con il videorap "Studenti non fatevi strumentalizzare/ questa riforma non vuole danneggiarvi", mentre resiste nell'Olimpo dei video più amati il tormentone del presidente della Camera Fini, che con un'espressione da Ricchi e Poveri intonò: «Se dovesse emergere/ che Tulliani è il proprietario/ della casa di Montecarlo/ mi dimetterei». I fans attendono ancora il seguito di quel capolavoro.  

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