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Fli chiede trasparenza ma poi denuncia Frattini

Italo Bocchino ospite di Bruno Vespa a Porta a porta

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Ieri gridavano invocando trasparenza e correttezza. Oggi che sotto accusa c'è Gianfranco Fini, passano alle denunce di chi ha reso pubblici i documenti che riguardano la casa di Montecarlo. È una strana metamorfosi quella che ha interessato Futuro e Libertà appena ieri. E più in generale tutta l'opposizione visto che ha chiesto al presidente del Consiglio di andare in aula (e persino nel comitato di controllo sui servizi segreti) a riferire del caso Ruby e delle feste di Arcore e allo stesso tempo ieri mattina voleva impedire che il ministro degli Esteri illustrasse i documenti che sono arrivati da Santa Lucia e che riguardano il famoso appartamento che apparterrebbe (o forse sarebbe più giusto a questo punto utilizzare l'indicativo: che appartiene) a Giancarlo Tulliani. Per esempio Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ieri a palazzo Madama ha sostenuto questa tesi: «Non è possibile che, per piegare la discussione a esigenze politiche e del tutto insignificanti per i veri problemi del Paese, il ministro degli Esteri sia convocato e sia immediatamente messa all'ordine del giorno un'interrogazione, mentre centinaia di atti ispettivi delle opposizioni giacciono». Sarà anche una questione insignificante ma è stato il presidente della Camera a legare la sua permanenza sullo scranno più alto di Montecitorio alla proprietà della casa monegasca. Stessa tesi anche per Francesco Rutelli (Api): «Mentre nel Nord Africa c'è la crisi il ministro degli Esteri qui ci parla di una casa a Montecarlo». Montecarlo no, Ruby, D'Addario e qualche altra prostituta sì. Gianpiero D'Alia (Udc), nel tentativo di difendere Fini addirittura arriva ad accusare Schifani di «imparzialità». Eppure era stato lo stesso Fini l'8 ottobre scorso a dire: «Occorre perfezionare un sistema decisionale improntato alla trasparenza, al rigore, al controllo, un sistema che non lasci spazio a carenze e imperfezioni capaci di minarne l'efficacia». E proprio giustificandosi del caso Montecarlo nel primo comunicato stampa dell'8 agosto aveva affermato: «In quasi trenta anni di impegno parlamentare non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere né tantomeno da temere per la vicenda monegasca. Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica è meglio che si rassegni». E i finiani? Sembra non la pensino così. Tutti uniti ad attaccare tutti, su una linea della diversione mediatica, dello spostamento dell'attenzione su altri obiettivi. In altre parole, come si dice a Roma: la buttano in caciara. Prima filtra una notizia secondo cui un militante di Fli (ma non si sa chi) denuncerà il ministro degli Esteri per abuso d'ufficio. Quindi viene convocata una conferenza stampa nella quale Italo Bocchino accusa: «Franco Frattini è inadeguato a ricoprire il suo delicato ruolo istituzionale perché ha dimostrato di essere subordinato agli interessi privati di Berlusconi, che gli ha fatto fare cose che nessun ministro degli Esteri avrebbe dovuto fare». E ancora: «Ha infangato il ruolo e il prestigio della diplomazia italiana per la sua debolezza che non gli ha consentito di dire no a Silvio Berlusconi. Si è dimostrato un ministro inadeguato a guidare la diplomazia italiana». Infine afferma che Berlusconi è il mandante di questa operazione e il giornalista Walter Lavitola il mandante. E Giuseppe Consolo, deputato di Fli e avvocato di Elisabetta Tulliani, avverte: «Ho le carte, la casa non è di Tulliani». Il Pdl non abbocca e avverte: «È un'operazione di depistaggio».  

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