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Il Pdl vuole accelerare L'opposizione frena

Il ministro Gelmini

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Sono quasi le 21. Il sottosegretario all'Istruzione Giuseppe Pizza prende la parola nell'Aula di Palazzo Madama dopo l'intervento del senatore del Pd Giovanni Procacci. Dai banchi della maggioranza si alza un "no" corale. Il presidente di turno Vannino Chiti richiama all'ordine. Pochi minuti e annuncia: «Visto l'orario non ci saranno altre votazioni». L'emiciclo si svuota mentre Mariapia Garavaglia prova a illustrare un proprio emendamento. La confusione costringe Chiti ad intervenire nuovamente. È la fine della prima giornata di discussione del disegno di legge sull'università. Il rush finale è iniziato. E la pressione è alle stelle. Si vuole fare in fretta. Governo e maggioranza vorrebbero chiudere prima possibile. Magari già stasera per "spiazzare" la protesta degli studenti ed evitare una guerriglia urbana peggiore di quella che, lo scorso 14 dicembre, ha messo a ferro e fuoco Roma. Ma è poco più che un auspicio. Sul ddl, composto da 29 articolo, pesano quasi 900 emendamenti e ieri sera ne sono stati votati appena 22. Si ricomincia stamattina alle 9.30, ma l'impressione è che il via libera definitivo arriverà in ogni caso domani. Anche perché le opposizioni non hanno alcuna intenzione di tagliare i tempi della discussione e, al contrario, vogliono un approfondimento reale sugli emendamenti presentati. In ogni caso sono pronte a fare ostruzionismo qualora Pdl e Lega dovessero riuscire ad accelerare l'iter. Sulla linea di Pd e Idv, poi, pesa anche l'intenzione di non fare "favori" alla maggioranza che si era rifiutata di dare il via libera a tre modifiche in cambio del ritiro di tutti gli emendamenti. E così si procede. Il governo, al momento, esclude il voto di fiducia. «Se c'è la volontà politica c'è anche lo spazio - spiega il ministro - per approvare la riforma senza ricorrere alla fiducia». In ogni caso, sottolinea, «non diciamo neanche per scherzo che è meglio ritirare il ddl e aprire una discussione infinita. Chiamare frettoloso questo lavoro certosino significa disconoscere l'enorme impegno parlamentare». Per questo invita l'opposizione a «non far mancare il suo contributo. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Nei prossimi mesi e anni metteremo alla prova questa legge e ne valuteremo con realismo pregi e difetti, aperti come sempre all'ascolto, alla proposta e al confronto. La miglioreremo dov'è necessario e la rafforzeremo se ne sarà bisogno». Parole che sembrano confermare l'idea che il testo passerà indenne la prova di Palazzo Madama. Dopotutto il Terzo Polo, che al Senato non è comunque decisivo, viaggia in ordine sparso: Fli è per il sì, Mpa deve decidere, Api pensa all'astensione così come l'Udc che attende di vedere se il governo recepirà o meno le proposte di modifica presentate. Si lavora comunque ad un ordine del giorno comune. Nel frattempo la maggioranza si mostra compatta. Ieri ha respinto sia le pregiudiziali di costituzionalità che la proposta di rinviare il ddl in commissione. Quindi, se la chiusura anticipata potrebbe restare un miraggio il via libera è pressoché scontato. Anche se lo spettro degli scontri di piazza aleggia nell'Aula del Senato.E si moltiplicano gli appelli. Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «la protesta pacifica, benché spesso sviata da inammissibili violenze, di tanti cittadini nelle strade delle nostre capitali, è una spia di malessere che le democrazie non possono ignorare». Mentre il premier Silvio Berlusconi non teme scontri anche se ammette: «Forse la riforma che abbiamo fatto non è stata bene illustrata agli studenti».

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