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Roma si prepara a un'altra battaglia

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.Roma si prepara a un'altra battaglia. Solo un week end di pausa. Di tregua. Poi l'allerta tornerà alta. La prossima settimana sono previste nuove manifestazioni e dimostrazioni nel centro della Capitale. Mercoledì, dai banchi di Palazzo Madama, i senatori voteranno il sì definitivo alla riforma Gelmini, il disegno di legge sull'università che da mesi catapulta in strada studenti, professori, ricercatori e disoccupati con striscioni, slogan e troppa rabbia. Sarà in quelle ore che la piazza potrebbe fare i conti con un altro momento di protesta feroce. E per scacciare i fantasmi di martedì scorso, quando la manifestazione è degenerata in una guerriglia urbana, la questura sta prendendo tutte le precauzioni. Già il giorno prima, martedì, saranno sotto controllo i piccoli presidi che fioccheranno nelle piazze di Roma. Le iniziative di volantinaggio e i sit-in saranno però solo l'antipasto. Ventiquattro ore dopo, mercoledì 22 dicembre, è il giorno della mobilitazione della sinistra. Le forze dell'ordine garantiranno il diritto di manifestare, certo, ma non di trasformare la piazza in un campo di battaglia. Per questo è probabile che non sarà effettuato lo stesso percorso di martedì scorso, che da via dei Fori Imperiali ha portato a piazza del Popolo. L'area dei Palazzi della politica dovrà essere sgombera. E non è ancora detto che il corteo non possa diventare un sit-in. In ogni caso dalla questura fanno sapere che l'atteggiamento delle forze dell'ordine resterà di solo presidio «a distanza». Si eviteranno le provocazioni. Bisognerà tollerare. Lo scontro dovrà essere in tutti i modi eluso. Il massimo dell'opposizione saranno piccole cariche di alleggerimento in caso di pericolo per impedire alle fazioni più violente di creare caos e innescare una nuova battaglia in strada. Alcune zone del Centro saranno chiuse di nuovo a soffietto dai mezzi blindati di polizia, carabinieri e guardia di finanza con decisi controlli sulle persone che percorreranno le aree a rischio. L'obiettivo è non dare un pretesto ai manifestanti per scatenare la furia dei black bloc, degli autonomi e dei facinorosi dei centri sociali che tenteranno di nuovo di infiltrarsi tra i giovani che pacificamente scenderanno in piazza. Del resto ogni precauzione stavolta è d'obbligo. Lo stesso prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, il giorno dopo la guerriglia ha espresso il timore che altri atti di violenza si potranno manifestare dalla prossima settimana. «Andiamo incontro a giorni difficili - ha avvertito Pecoraro - la crisi economica persiste e andiamo incontro alla votazione del testo Gelmini al Senato. Per cui non posso escludere altri cortei. L'auspicio è che ci sia una manifestazione pacifica del dissenso Ma siamo anche pronti a confrontarci». Stavolta Roma non è disposta a passare un'altra giornata d'inferno.

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