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Paure e complotti

Il ministro degli Esteri Franco Frattini

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Panico a Palazzo. Quanto scritto da Il Tempo è stato confermato ai più alti livelli. Gli Stati Uniti hanno reso noto di aver notificato anche all'Italia la possibilità che vengano pubblicati da Wikileaks documenti relativi alle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato che i «documenti sono di scenario». Tutti avvisati, ma i timori restano. A tal punto che la Farnesina si è subito preoccupata di precisare che «i rapporti fra Italia e Stati Uniti si basano su solidità e collaborazione di fatto e che ci sono interessi comuni che non possono essere scalfiti dai messaggi di Wikileaks». «Siamo in stretto contatto con i nostri alleati americani, c'è un raccordo costante» ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Maurizio Massari. «Ho parlato oggi (ieri ndr) con il Dipartimento di Stato - ha detto il ministro degli Esteri ai cronisti giungendo alla Camera - mi è stato anticipato che ci saranno documenti di scenario che riguardano anche l'Italia, ma i contenuti non erano anticipabili, si tratta purtroppo di migliaia e migliaia di documenti che gli Usa non commenteranno trattandosi di documenti classificati». Comunque, ha concluso il ministro, «mi è stato detto che il responsabile di questa fuga di documenti è stato già arrestato». Quindi Frattini è andato oltre. Pompei, rifiuti, e ora Wikileaks, tutti «elementi preoccupanti» che possono essere usati dall'opposizione per danneggiare il Paese e il governo. E così è stato. Ma la Sinistra non può stare tranquilla visto che i cabli ottenuti da Wikileaks coprono un arco di tempo di dieci anni: dal 2000 al 2009. Come dire da Amato a Berlusconi. Da Prodi a Berlusconi. I cablogrammi spediti da Villa Margherita in via Veneto dovrebbero, a sentire la Farnesina, contenere solo analisi. Scenari di un Paese in bilico ma che resta comunque un alleato solido. I nuovi files di Wikileaks raccontano il dietro le quinte della politica estera di una grande potenza e che già sta creando imbarazzi a Washington. Se in Italia la disputa è «interna» e le relazioni non verranno scalfite, nel resto del mondo le rivelazioni di Wikileaks rischiano di mettere fine ad alleanze strategiche. Dai documenti confidenziali che il sito Wikileaks si appresta a rendere pubblici emerge fra l'altro che la Turchia ha aiutato Al Qaeda in Iraq mentre gli Stati Uniti aiutarono i ribelli turchi del Pkk, Partito dei lavoratori del Kurdistan di Ocalan, che è sulla lista americana delle organizzazioni terroristiche. Secondo quanto rivela Al Hayat ci sarebbe un rapporto militare Usa che accusa che la Turchia di non aver tenuto sotto controllo i propri confini, perché cittadini iracheni residenti in territorio turco hanno fatto arrivare ai terroristi della rete di Osama Bin Laden armi da fuoco, munizioni e materiali per fabbricare bombe. Gli Usa hanno discretamente avvertito il premier Benjamin Netanyahu che nei documenti potrebbero esserci valutazioni e informazioni imbarazzanti per i rapporti bilaterali. Nei messaggi inviati dall'ambasciata Usa a Tel Aviv al Dipartimento di Stato si trattano aspetti delle relazioni bilaterali abitualmente coperti dal segreto e ci sono commenti dei diplomatici Usa che non sempre riflettono la posizione ufficiale dell'Amministrazione Obama. In Iraq, invece, è stato l'ambasciatore americano, James Jeffrey, a dirsi «preoccupato» per quello che può trasformarsi in un ostacolo «veramente tremendo» al lavoro della diplomazia nel Paese. Conscio evidentemente che le informazioni che Wikileaks si appresta a pubblicare contengono commenti e analisi poco «diplomatici». Washington ha preso contatto con Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, e Gran Bretagna: nei files ci sono le considerazioni dei diplomatici sull'atteggiamento di questi Paesi rispetto alla conduzione delle operazioni militari in Afghanistan. I documenti trafugati dal pirata informatico Julian Assange fanno riferimento alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti per «convincere» gli Alleati a prendersi i detenuti della prigione di Guantanamo. Nei cablogrammi finiti nelle mani di Assange ci sono commenti imbarazzanti su diplomatici e leader mondiali tra i quali il premier russo Vladimir Putin, il presidente afgano Hamid Karzai e il capo di Stato pachistano Asif Ali Zardari. Il nuovo scoop avrà gli effetti di una cluster bomb, bomba a grappoli, con enormi danni collaterali.  

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