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Studenti rivoluzionari immaginari

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diRAFFAELE IANNUZZI Fa venire i brividi, lo scandivano i signorotti sistemati dello sciagurato 68, già massacrati da un Pasolini sanamente populista, ai limiti del plebeo acculturato. I giovani a scandire slogan contro la Gelmini in cento piazze d'Italia mettono tristezza. Poveretti, sono in mano ai signori della guerra metropolitana, i ras delle nuove «moltitudini» di Toni Negri - tutta gente già super-sistemata e blindata in palazzi e redazioni - e nemmeno lo sanno. E poi, che slogan, vecchi come il cucco, di cui vale la pena dir qualcosa. Analisi linguistico-ideologica, dunque. Milano: «Siamo tutti sulla torre. Diritti per tutti». Bene, e i doveri? Prima di tutto verso voi stessi? Niente. Il mondo dei diritti elevati a totem e vacche sacre, in un'età in cui chiunque contrabbanderebbe Dio con l'ultimo «must» laicista. Sempre Milano: «Dovete darci il denaro». «Dovete»: chi? E perché? Quali sono i progetti alternativi alla Gelmini? Fuori le carte nuove e le riforme «di struttura». Come al solito: niente. Ma lo sapete, reazionari studentelli, che il mondo gira e da molte parti del globo ci sono personaggi della vostra età che smazzano come bestie per affermare progetti ed ideali? Leggete qualche saggio in inglese, di tanto in tanto? Forse no, perché l'inglese non lo conoscete, e perché? Ma è chiaro: perché è la «lingua dell'Impero», come vi dice Negri e qualche altro sbandato sistemato della peggio gioventù di ieri. Si chiama «brainwashing» negli States, lavaggio del cervello, il buon Guareschi, da resuscitare, lo declinava così: «cervello all'ammasso». Fate vobis, e non traduco: studiate. Trasferiamoci a Roma: invasione di piazza Montecitorio: «Dimettetevi». Saggi e manoscritti studiati (si spera) per dire queste volgarità strapaesane? Basta andare per vicoli e mercatini rionali e si trova sempre qualche fine politologo che sogna la gogna per gli onorevoli. «La loro in-stabilità solo macerie per l'università». Rima baciata a parte: l'instabilità è un dato politico, l'università è una comunità educante. Parola di J.H. Newman. A Palermo si ricalca il lessico dei cortei anti-mafia: «Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia». Solo sulla rabbia? Allora, avete chiuso, cari studenti-in-piazza. Perché la rabbia è un sentimento da gestire e reincorniciare per ritrovare la creatività intellettuale e progettuale. Se voi avete solo rabbia, la fine è annunciata. A Bari, la solita scadente «Bella ciao». Chiudiamo con Firenze: la fuffa del sindacalese: «Patto sociale, profitto per i padroni, sfruttamento e repressione per tutti gli altri». Sfido chiunque a cogliere il nesso tra questo frasario simil-Br anni '70 e i problemi universitari. Ma, già, che ingenuo, qui l'università non c'entra niente, c'è altro in ballo. Un modo inquietante di concepire la vita e il «precariato»: no alle sfide, sì alla morte civile della «stabilitas». Aridatece i babbioni, vi prego.

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