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Niente governicchi: il Pdl resta in sella

Il premier Silvio Berlusconi

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A Gubbio, dove si svolge l'ultima giornata della Scuola di formazione del Pdl, Berlusconi arriva solo in voce. Ma non perde l'occasione per lanciare segnali a chi lavora per lasciargli in mano il cerino di una crisi politica irreversibile. Così di fronte alla platea con una lunga telefonata spiega: «A questo governo non c'e alternativa, la crisi politica aprirebbe per l'Italia prospettive delle elezioni o dell'ennesimo governicchio tecnico». Stop a manovre o manovrine di potere insomma. La legislatura e il governo vanno avanti. Anche perché il Pdl è lì, nonostante la fronda di Futuro e Libertà, compatto a sostenere la sua linea. «Sono sereno, il Pdl resta il pilastro della democrazia nel Paese. Siamo stati zitti e abbiamo lavorato anche ad agosto. La sinistra e gli antiberlusconiani vecchi e nuovi non avranno mai la soddisfazione del nostro concorso nel far precipitare l'Italia in una crisi politica». Rassicurare, dunque, ma anche chiamare il suo elettorato a fare quadrato. La via d'uscita a chi lo vuole mettere fuori gioco resta quella della resistenza attiva: sui fatti e sulle cose da fare. «Abbiamo già programmato gli obiettivi per la fine della legislatura - aggiunge nel suo messaggio a Gubbio - a partire dai cinque punti programmatici. Siamo consapevoli della forza e delle nostre responsabilità. Per questo valutiamo con raziocinio gli accadimenti reali e dobbiamo distinguerli dalle chiacchiere e dalle fantasie giornali. Dobbiamo tener conto del mandato degli italiani e agire con senso di responsabilità». Già gli italiani che prima di appassionarsi alle beghe politiche si aspettano che qualcosa sia fatto anche nel campo economico e in quello del lavoro. La crisi, nonostante il balletto dei numeri degli uffici di statistica, è ancora pesante e la ripresa troppo lenta per creare nuova occupazione. Berlusconi però non ci sta a prendersi anche la responsabilità per l'immobilità della macchina economica: «In questo periodo di crisi l'Italia ha avuto fortuna di avere un governo del fare che ha avviato riforme importanti e coraggiose, che ha avviato la strada cambiamento. Vogliamo passare alla storia come il miglior governo che l'Italia abbia avuto». Nel mirino di Berlusconi stavolta non ci sono i magistrati, ma la sinistra e i finiani. Quegli «antiberlusconiani vecchi e nuovi che possono produrre tutte le chiacchiere e le feste di partito che vogliono, ma non avranno mai la soddisfazione di vedere un nostro concorso nel fare precipitare l'Italia verso la crisi». «È una questione di responsabilità - ha aggiunto il Cavaliere - anche perché l'esecutivo ha fatto tanto per mettere i conti pubblici in sicurezza e per rassicurare i mercati: ma non ci scordiamo mai che l'Italia potrebbe correre il rischio di una sfiducia, anche magari solo parziale, sui mercati». Noi - aggiunge - ci ricordiamo sempre che l'Italia deve rimanere fra i protagonisti della politica mondiale. Abbiamo la coscienza pulita, abbiamo lavorato bene con la manovra di luglio abbiamo rassicurato i mercati. Già proprio quelli lontani dalla gente ma che hanno un potere immenso nel decidere il destino del potere d'acquisto dei cittadini. Silvio ha ricordato che già questo mese si terranno aste di titoli di Stato per 56 miliardi di euro. Una crisi di governo farebbe salire il rating finanziario del Paese e aprire falle pericolose sulla tenuta dei conti pubblici. Così «adesso sarebbe davvero un delitto compromettere tutto quello di positivo e concreto che abbiamo fatto aprendo la strada all'instabilità politica. Per questo non giocheremo mai al tanto peggio, tanto meglio come purtroppo qualcuno sta facendo» ha aggiunto Berlusconi. Che nel frattempo è rientrato ieri pomeriggio a Roma dopo la missione in Russia. Oggi sarà ospite della festa Atreju per lui confronto con i ragazzi della Giovane Italia moderati dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Da quel palco lancerà altro segnali al mondo politico ancora in movimento. A Fini in particolare che ieri dal G8 dei presidenti della Camere in Canda lo ha nuovamente punzecchiato. Quello stesso Fini che ad Atreju non si è fatto vedere.

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