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Fini non molla la poltrona

Gianfranco Fini

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Sguscia via dalle domande sulla casa di Montecarlo, affidandosi alla magistratura, e difende la sua poltrona di presidente della Camera aggrappandosi alla Costituzione. Gianfranco Fini, nella sua prima intervista dopo il discorso di Mirabello al TgLa7 di Enrico Mentana, non spiega molto di più rispetto al suo discorso alla festa di Futuro e Libertà di domenica. Ma non fa neppure un passo verso Berlusconi per cercare una tregua. Anzi, ribadisce il fatto che il Pdl non c'è più perché «in tutta Italia era stato presentato come il partito di Berlusconi e Fini e invece io sono stato espulso». Dunque visto «che non si può rientrare in quello che non c'è più, faremo qualcosa di altro». E quel qualcosa è appunto il nuovo partito di Futuro e Libertà. Che è anche «prontissimo» ad andare alle elezioni nel caso si dovesse aprire una crisi. Ma anche autoproclamandosi leader di una nuova formazione il presidente della Camera spiega – rispondendo alle richieste del Pdl e della Lega – di non avere assolutamente intenzione di dimettersi. Lo fa presentandosi in studio con una copia del regolamento della Camera e chiarendo subito il suo pensiero: «Sono presidente ora e lo sarò per tutta la legislatura». Poi, dopo aver dato degli «analfabeti di diritto costituzionale e di diritto parlamentare» a Berlusconi e Bossi che vogliono chiedere a Giorgio Napolitano di intervenire per «cacciarlo» dal ruolo di presidente, legge una pagina del regolamento che spiega quali sono i doveri del Presidente dell'aula. «È una figura alla quale non è vietato fare politica, ha piuttosto il dovere di far rispettare il dibattito. E io sono stato applaudito per le mie decisioni sia dalla maggioranza sia dall'opposizione». Le frecciate a Berlusconi e a Bossi – definito con un mezzo sorriso «quel simpaticone» – si sprecano. All'obiezione che gli pone Mentana riprendendo le dichiarazioni degli esponenti del Pdl che lui si muove come se non fosse più nella maggioranza Fini risponde serafico che il presidente della Camera non rappresenta la maggioranza: «Sarebbe grave se qualcuno come il premier mi dicesse ti abbiamo eletto noi ora devi renderci conto. Bossi ha parlato di un trasloco di Fini, di spostarmi, come se la Camera fosse una depandance del governo, ma per fortuna i poteri sono ben divisi e quello legislativo è separato da quello esecutivo». «Ma io credo – confida – che nessuno salirà al Quirinale per chiedere le mie dimissioni». Le accuse a Berlusconi, offerte sempre con un mezzo sorrisetto ironico rispondendo alle domande del direttore del telegiornale, arrivano secche, una dopo l'altra: «Credo che l'attuale maggioranza possa fare meglio e di più. Mi sento libero e sereno, ma all'interno del centrodestra, non del Pdl che non c'è più. Il presidente della Camera non vota ma Fli sosterrà i punti del programma che il governo presenterà. Ovviamente chiederà di contribuire a scrivere quei punti in modo che non ci siano dei danni per la collettività». Risposte giocate tutte sul filo di quello che in effetti garantisce la Costituzione al presidente della Camera condite però da polemica politica. Come sull'eventualità di elezioni anticipate: «Andare a votare adesso è da irresponsabili. Il governo deve pensare a governare. Siamo disponibili a discutere come tradurre in concreto i punti del programma con la Lega e con Forza Italia allargata come l'ho chiamata». Ma nel caso si dovesse arrivare a una crisi – spiega ancora Fini – la parola passerà inevitabilmente al capo dello Stato. Ma è sulla vicenda della casa di Montecarlo che Gianfranco Fini perde un attimo il suo self control. Davanti alle domande di Enrico Mentana accentua ancora di più il sorriso beffardo e affida, come a Mirabello, la sua difesa ai magistrati. «Non sono mai andato in quella casa. Non ho nulla da temere e da nascondere – ribatte – Quando la vicenda sarà chiara, più di quanto non lo è già, farà ridere. Attendo serenamente gli accertamenti della magistratura». Ma come mai, chiede ancora Mentana, quella casa è stata affittata proprio a Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna Elisabetta? «Non l'ha saputo da me – risponde Fini – l'ha saputo a Montecarlo, non è una cosa difficile da conoscere». Parlando della storia di cui per tutta l'estate i quotidiani gli hanno chiesto spiegazioni Fini scivola di nuovo su quella parola che in molti gli hanno rimproverato – «lapidazione» – pensando alla donna che in Iran sta per essere ucciso proprio con una pratica di assoluta barbarie. La fine dell'intervista è ancora per Berlusconi. Che domanda vorrebbe fargli, gli chiede Mentana. «Crede davvero il presidente del Consiglio – risponde Fini – di poter guidare un grande partito liberale di massa, plurale, aperto alla democrazia, espellendo in due ore il cofondatore con delle accuse francamente risibili?».

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