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Il Lazio taglia le Commissioni

La presidente della Regione Lazio Renata Polverini

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Le Commissioni della Regione Lazio potrebbero scendere da sedici a dieci. Dopo l'inchiesta de Il Tempo è stato il consigliere del Pdl Pier Ernesto Irmici a presentare una specifica proposta di legge, che dovrebbe essere condivisa anche dal resto della maggioranza che ne discuterà la prossima settimana. Si prevede la modifica dell'articolo 14 del regolamento del Consiglio regionale, che stabilisce le sedici Commissioni. L'obiettivo è tagliarne sei. Alle dieci rimanenti andrebbero aggiunte le due speciali annunciate un paio di settimane fa dalla governatrice Renata Polverini: una sul Federalismo, l'altra su Roma Capitale. Ma non è tutto.   La prossima settimana, infatti, il consigliere del Pdl Giancarlo Miele presenterà una proposta di legge per alzare l'età pensionabile degli onorevoli laziali. Oggi hanno diritto al vitalizio a 50 anni: 3.200 euro netti al mese con una legislatura, 5.200 con due, 6.100 con tre mandati. È stato lo stesso presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese, a definirlo «scandaloso» e ad annunciare la modifica della norma. Intanto ieri i consiglieri del Pdl si sono incontrati per stabilire una prima assegnazione delle Commissioni che sarà poi discussa con le altre forze di maggioranza. I tagli proposti da Irmici sarebbero stati apprezzati. «Nel nostro Consiglio esistono ben sedici Commissioni permanenti, ovvero due in più rispetto a quelle previste per il Senato e per la Camera dei Deputati e il doppio di quelle presenti nel Consiglio di un'altra grande Regione, come la Lombardia - ha spiegato Irmici - In controtendenza rispetto a quanto avveniva nel resto del Paese, nella Regione Lazio, c'è stato, negli anni, un incremento delle Commissioni consiliari. Alcune di queste, nella loro stessa denominazione, risentono della volontà chiara di dare una sorta di copertura istituzionale a istanze ideologiche ed elettoralistiche molto particolari, in uno spirito di aperto contrasto alla filosofia maggioritaria e tendenzialmente bipolare che caratterizza, ormai, a tutti livelli di governo, il sistema politico italiano». Ma per tanti anni quelle poltrone sono servite alla politica. Ogni presidente di Commissione, infatti, ottiene 1.400 euro netti di indennità, che si aggiungono allo stipendio di almeno 8 mila euro netti al mese, mentre i due vice hanno 700 euro ciascuno. Inoltre ogni Commissione ha una segreteria con 4 persone e un addetto stampa che, tuttavia, non ha contratto giornalistico. Infine, il presidente di Commissione ha diritto anche all'auto blu. Ovviamente tutto a spese dei cittadini: più di 4 milioni di euro all'anno. Una situazione ormai insostenibile.   Nella proposta di legge si prevedono queste Commissioni: 1) Affari costituzionali e statutari; 2) Affari comunitari e internazionali; 3) Vigilanza sul pluralismo dell'informazione; 4) Urbanistica, assetto del territorio, viabilità, mobilità, lavori pubblici, politica della casa; 5) Bilancio, programmazione economico-finanziaria, partecipazione, demanio, patrimonio, risorse umane; 6) Affari istituzionali, enti locali, tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa, sicurezza; 7) Cultura, spettacolo, sport, scuola, diritto allo studio, formazione professionale e università, ricerca e innovazione; 8) Sanità, lavoro, politiche giovanili, politiche sociali; 9) Agricoltura, foreste, ambiente, sviluppo sostenibile; 10) Piccola e media impresa, commercio, artigianato, sviluppo economico, turismo.  

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