«Garantire l'equità è compito del governo»
IlPresidente della Repubblica Giorgio Napolitano spiega di non potere e non volere fare più di quello che ha già fatto a salvaguardia della cultura italiana. Ora la palla, osserva, è al Parlamento, che avrà modo e tempo di modificare il provvedimento, se lo riterrà necessario. «Io posso solo auspicare che la manovra economica sia equa, sia attenta a tante esigenze, ma – ha detto Napolitano ai giornalisti – le manovre non le faccio io. C'è un decreto del Governo che si è assunto la responsabilità e c'è il Parlamento che lo discute. Non mi pronuncio nel merito del decreto. Non posso farlo e non intendo farlo». Il capo dello Stato ha spiegato che nei contatti che ha avuto col governo ha messo «soltanto l'accento su alcune esigenze che corrispondono a principi fondamentali della nostra Costituzione». Si tratta dell'esigenza di promuovere la cultura, la ricerca, l'educazione e la formazione al massimo livello, «condizioni per avere un futuro come Paese in Europa e nel mondo». Sono comunque in molti a chiedere correzioni in vista dell'esame che quest'anno inizia dal Senato. A partire dal Pd. Il decreto legge mette a riparo dalla stretta fiscale, afferma il segretario Pier Luigi Bersani, solo i ricchi (Silvio Berlusconi in primis) ma i Democratici non sono un gruppo di «azzeccagarbugli» e quindi sono pronti a un confronto nel merito. Il decreto legge, che già ha vissuto un percorso travagliato prima di poter giungere alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, sembra dunque destinato a avere un iter movimentato. Decisi poi a rivedere almeno alcuni capitoli della manovra anche gli uomini vicini a Gianfranco Fini. L'impostazione scelta dal Tesoro presenta «più di un punto debole e soprattutto da parte del Pdl serve un colpo d'ala», scrive sul sito di Generazione Italia il direttore Gianmario Mariniello. «Con la crisi, la manovra economica e con gli scandali - sottolinea il vice presidente dei deputati del Pdl, Carmelo Briguglio - cambia tutto». Infine, la Lega. Il ministro e esponente del Carroccio Roberto Calderoli non molla la battaglia contro i costi della politica e chiede di ampliare il raggio di azione dei tagli, colpendo gli «stipendi d'oro» in Rai. Proposte che per le opposizioni sono poco più che propaganda: «Calderoli – attacca infatti il deputato dell'Udc Amedeo Ciccanti – farebbe bene a dare, con i suoi colleghi di governo, quegli esempi simbolici di rigore ed austerità che chiede agli altri».
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