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Ancora guerra di numeri sulla direzione nazionale

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Allepolemiche osservazioni di esponenti della minoranza finiana, come Italo Bocchino o Benedetto Della Vedova, risponde una nota ufficiale dell'ufficio stampa del partito: «È stata fatta una votazione trasparente e il controllo sui contrari è stato effettuato ben tre volte e ad alta voce, senza che in sala nessuno lo mettesse in discussione. Hanno preso parte alla direzione nazionale 170 componenti su 172. Unici due assenti giustificati Gianstefano Frigerio e Marcello Dell'Utri. Poiché erano tutti presenti, è evidentissimo che se in 11 hanno votato contro e uno si è astenuto, tutti gli altri 158 hanno votato a favore». Per Bocchino, però, «sui numeri qualcuno gioca e anche questa è una cosa grave, perchè i numeri sono il sale della democrazia». Gli fa eco Della Vedova, che rileva: «Fini ha rivendicato di essere in forte minoranza e proprio per questo, la ricostruzione del voto sul documento approvato dalla direzione del PdL ha qualcosa di comico: Verdini ha dato i numeri della votazione sul documento finale rapportando i voti contrari non ai voti espressi, ma a quello degli aventi diritto» e «quelli espressi saranno stati una sessantina». Sul fronte opposto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti osserva: «Le questioni sollevate» da Fini «appartengono al mondo della politica politicante. Se questi temi avessero avuto all'interno del Pdl una risonanza tale da essere dirompenti, non avrebbero riscosso, al termine di una discussione aperta e libera, solo 11 voti». E il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, chiosa: «La stragrande maggioranza degli ex An non li segue: un conto è firmare la solidarietà a Fini, un altro è seguirlo in un gruppo. In questo momento la minoranza finiana mi sembra sopravvalutata e sovrarappresentata, basti pensare che nell'ufficio di presidenza del partito gli ex An sono 9, di cui 4 della minoranza. È troppo, ma non ci appelleremo al Tar per questo...»

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