Minacce e bombe, voto ad alta tensione
Una lettera che conteneva minacce e un proiettile indirizzata a Silvio Berlusconi, scoperta per tempo grazie a un metal detector, e una busta esplosiva con destinatario la Lega Nord che ha ferito un addetto delle Poste, entrambe a Milano, hanno alzato la tensione alla vigilia delle elezioni regionali. E così, al già incandescente clima politico, si è aggiunta ieri la preoccupazione per possibili azioni di ambienti eversivi. «Episodi che non sono da ricondurre alle elezioni», si sono affrettati a precisare gli investigatori, ben consci che in un caso si tratta di vecchie conoscenze, gli anarchici del Fai (Federazione anarchica informale) e nell'altro, con tutta probabilità, di uno squilibrato. Due fatti di spessore molto diverso, quindi, ma con un unico obiettivo, spiegano gli investigatori: «Approfittare della grande visibilità mediatica di questi giorni». Ma resta però il timore che, come in passato, ad essere spedite siano state più buste, e che altre possano essere in viaggio in attesa di finire chissà dove. L'addetto allo smistamento postale ferito, Pietro De Simone, 57 anni, postino da 30, sposato con una collega e padre di tre figli, ha riportato ustioni di secondo grado a braccia e mani, ma tutto sommato sta bene ed è stato dimesso. «Il mittente è un vigliacco», ha detto, sottolineando il fatto che chi lavora alle Poste è ormai troppo spesso sottoposto a questi rischi. L'episodio più grave infatti si è verificato alle 5.40 al Centro meccanizzato postale di piazzale Lugano, a Milano, mentre la busta con proiettile è stata bloccata venerdì sera nel Cmp di Linate, a Peschiera Borromeo, quello che smista la posta di buona parte della provincia di Milano, e dove in soli tre mesi sono già arrivate quattro buste minatorie. Le tre precedenti, scoperte il 18 dicembre, il 27 gennaio, il 23 febbraio scorsi, e l'ultima ieri alle 20, indirizzata alla villa del premier ad Arcore. Tutte contenevano solo minacce per Berlusconi e proiettili. Quello di ieri in piazzale Lugano, invece, indirizzato alla sede milanese della Lega, era stato pensato per fare male. Dai primi esami degli artificieri l'ordigno di piazzale Lugano è risultato essere una «trappola esplosiva» rudimentale. Si tratta di una busta imbottita gialla che conteneva un portafogli con all'interno una molletta da bucato e un circuito elettrico, oltre a un certo quantitativo di polvere pirica. Aveva un innesco a strappo e quando l'operaio inconsapevolmente lo ha maneggiato per «gettarlo nel carrello della corrispondenza», è esploso. Il portafogli era avvolto in un foglio di carta con la rivendicazione, una quindicina di righe scritte a penna e firmato con lo «smile», la faccina sorridente usata in episodi analoghi: «Nei Cie si stupra, Maroni complice di questi fatti» anche in riferimento «alle politiche di deportazione degli immigrati». E concludeva con un sinistro «Ci faremo sentire ancora». La busta, invece, era anonima e non conteneva esplosivo ma solo un foglio scritto e un proiettile inesploso calibro 7.62. Sul foglio c'erano disegnati una serie di «ometti» stilizzati e sotto alcuni di essi i nomi dei vertici politici del Pdl: Paolo Bonaiuti, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto. Oltre a quello di Silvio Berlusconi, al quale era legata la frase minacciosa «Farai la fine del topo».
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