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Fini e Schifani difendono Napolitano

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«Rispettotra istituzioni». Il presidente della Camera scandisce lentamente le parole per difendere il Capo dello Stato da chi «lo tira in ballo» a sinistra come a destra per la firma del decreto salva liste, un dl che lo stesso Fini definisce «un male minore». Le parole della terza carica dello Stato risuonano nel Palazzo del Turismo di Riccione, interrotte dall'applauso del pubblico a sostegno di Napolitano. In sala in prima fila c'è anche il sindaco, eletto con l'Idv. Ed è proprio al leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, che si rivolge ancora Fini con una seconda levata di scudi a tutela di Napolitano. La scena è significativa: i cronisti bloccano il presidente della Camera e gli chiedono un commento a caldo sulla richiesta di impeachment avanzata dall'ex pm nei confronti del presidente della Repubblica. «La proposta di Di Pietro è irragionevole e incomprensibile». Fini difende la necessità «di una interpretazione autentica della legge» in modo da «garantire a tutti la possibilità di partecipare alle elezioni e agli elettori il diritto-dovere di pronunciarsi anche in ragione di quello che è il programma e di quelli che sono i comportamenti che hanno contraddistinto le parti». A difesa di Napolitano scende in campo anche il presidente del Senato Renato Schifani. «Abbiamo già espresso la piena fiducia e la piena solidarietà dell'intero Paese alla saggezza, all'autorevolezza all'equilibrio del capo dello Stato: non sono momenti di impeachment per nessuno figuriamoci per il Capo dello Stato che gode della fiducia di tutti gli italiani». E aggiunge: «Le opposizioni naturalmente hanno il sacrosanto diritto in un Paese democratico come l'Italia di esprimere elementi di critica, starà poi al Parlamento recepire queste osservazioni e questi elementi di critica e pronunciarsi».

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