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Di Pietro sbugiardato: "Non ha mai detto di pubblicare il test"

Antonio Di Pietro

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«Elementare Watson!». Magari fosse così. Questa volta neppure l'astuto Sherloch Holmes, investigatore icona della letteratura gialla, riuscirebbe a risolvere il complicato caso che vede come protagonisti, da una parte, il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e dall'altra il sottosegretario Carlo Giovanardi. Un segugio antidroga per eccellenza che, con il suo test, non solo è riuscito a scovare un parlamentare intossicato da stupefacenti, ma ha aperto un «giallo» che di ora in ora si carica sempre più di mistero. Tutto ha avuto inizio giovedì pomeriggio quando il dipartimento delle Politiche Antidroga di cui è capo Giovanardi, ha pubblicato i risultati del test antidroga realizzato lo scorso novembre. Esito? Un parlamentare dei 232 che si è sottoposto al controllo è risultato positivo alla cocaina. Uno scandalo a livello politico dato che, il nome di quel parlamentare, non si saprà mai per l'anonimato che ha caratterizzato il test. Gli unici a potersi fregiare di rettitudine sono coloro che hanno dichiarato di rendere pubblico il risultato del proprio test. E in questo frangente inizia il «caso Di Pietro». Infatti, nonostante lui sostenga di aver firmato la liberatoria, il suo nome, e tantomeno l'esito del test, non compariva nel sito del dipartimento. Un affronto da sanare subito e così, ecco che l'ufficio stampa dell'Idv ha preso penna e calamaio per chiedere giustizia: «In merito al test, si fa presente che Antonio Di Pietro non solo si è sottoposto al test, ma ha dato l'autorizzazione a rendere noto l'esito. Nel caso ci siano stati disguidi burocratici, Di Pietro chiederà, nuovamente, di rendere noti i risultati». Disguidi? Errori? Sbagli? La strategia dell'infallibile Tonino è sempre la solita: attaccare e riversare sugli altri tutte le colpe. Basta però aspettare qualche ora che arriva, secca, la smentita dal dipartimento: «Non risulta vi sia stato alcun disguido burocratico nei suoi confronti in relazione alla comunicazione degli accertamenti eseguiti, così come non è stata fornita a questo Dipartimento, ad oggi, alcuna autorizzazione formale a rendere noto l'esito dell'esame. Si invita pertanto Di Pietro a ricontrollare l'avvenuto ritiro del test». E mentre il «giallo» s'infittisce, in Parlamento i deputati si lanciano sguardi sospettosi, spettegolano e cercano di delineare l'identikit del neo battezzato «onorevole Morgan». Ascoltando il chiacchiericcio sembra che gli indizi portino a una donna. E, questa volta, non ci vuole Holmes per capire che, forse la strada è quella giusta: più il capello è lungo, più e possibile andare indietro con il tempo e quindi trovare tracce di stupefacenti.  

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