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A Rosarno restano solo i "bianchi"

L'interno delle baracche occupate dagli immigrati nell'ex deposito alimentare Rognetta a Rosarno

Mantovano: cittadinanza inutile

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L'ultima traccia dei «neri» sono le scarpe e le biciclette, centinaia le une e le altre, abbandonate nel ghetto della ex Rognetta che le ruspe dei vigili del fuoco hanno iniziato a demolire sotto una pioggia sottile e un vento gelido. A Rosarno è tornata la calma, 72 ore dopo la rivolta degli immigrati e la violenta reazione dei cittadini che ha di fatto costretto lo Stato ad intervenire tempestivamente per evitare una carneficina. E in città ora ci solo solo «bianchi». Con gli immigrati ormai lontani dalla piana di Gioia Tauro - le ultime centinaia sono partiti nella notte con i treni dalla stazione di Lamezia Terme e con i pullman in direzione di Bari - e gli aranceti gonfi di frutti che da domani chissà chi raccoglierà, nel paese della rivolta non si vedono più neri. Qualcuno, forse, ancora c'è: nascosto dagli stessi datori di lavoro che non possono perdere manodopera a così basso costo o ancora sparpagliati nei casolari di campagna, in attesa che le forze dell'ordine li prelevino e li portino in salvo da quelli che da tre giorni hanno deciso di farsi giustizia da soli. In ogni caso si tratta di poche decine di persone, alle quali ne vanno aggiunte un'altra quindicina ancora nei capannoni a Rizziconi: hanno detto che se ne andranno, ma non prima di aver riscosso la paga di una settimana tra i campi. Così le ruspe hanno iniziato a distruggere - si spera per sempre - i rifugi degli immigrati, veri e propri monumenti alla disumanità. Tocca all'ex Rognetta, nei prossimi giorni sarà la volta dell'ex Opera Sila e dei capannoni a Rizziconi. Davanti agli occhi i vigili del fuoco si sono trovati un mondo fatto di miseria e disperazione. «Non è possibile vivere così, non è umano» ripetevano in molti mentre portavano fuori dalle baracche all'interno dell'ex Rognetta bombole di gas, biciclette, borse e tutto quello che gli immigrati hanno abbandonato nella loro precipitosa partenza. Una miseria totale, in ogni caso: vestiti logori e lerci, scarpe e stivali di ogni misura lasciati ovunque, resti di cibo, coperte lise, pentole e utensili da cucina anneriti. Su un frigorifero, utilizzato come ripostiglio, un foglio con i nomi degli immigrati che sembra quello di una squadra di calcio: Sissoko, Diakite, Traorè. Ma non sono le convocazioni per la coppa d'Africa, si tratta dei turni di pulizia del 24 ottobre, quando a Rosarno c'era ancora la pace. E per riportare la calma in paese è sceso in campo anche il parroco, Don Pino Varrà che nell'omelia della messa domenicale si è rivolto direttamente ai cittadini. «Dovete ribellarvi ad ogni violenza e continuare ad essere, come siete stati per 25 anni, testimoni dell'accoglienza e della fraternità. Anche se in questo momento è difficile e c'è rabbia». «Ma davanti all'errore - ha proseguito - non bisogna cacciare, picchiare o uccidere, ma cercare di capire e aiutare». Perché «dovete ricordarvi di essere tutti dei cristiani e solo attraverso la fratellanza potete dimostrarlo». Don Pino ha poi criticato gli immigrati che hanno dato il via alla rivolta - «hanno sbagliato» - ma ha anche voluto ricordare fortemente a tutti, non solo ai presenti nella chiesa che per una volta era piena, che «quelli che hanno inveito contro di loro non sono la maggioranza dei cittadini». È vero, non sono la maggioranza. Ma ci sono e sarà per colpa loro che nel mondo ricorderanno Rosarno come il paese che ha cacciato gli ultimi a colpi di spranga. Intanto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, spiega: che la 'ndrangheta abbia cavalcato la protesta di Rosarno «è una delle piste possibili», ma i responsabili di quello che è successo, frutto di una «tolleranza sbagliata», «sono tanti» e, tra questi Maroni punta l'indice sulla Regione, gli enti locali, gli imprenditori («che sfruttano questa povera gente») e le associazioni di categoria. Accuse rispedite subito al mittente, a partire dal Governatore della Calabria, Agazio Loiero: «Il primo ad avere tollerato la situazione di Rosarno è proprio il ministro Maroni», dice. Ed anche l'opposizione attacca: «Penoso scaricabarile» .

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