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Follini: «Caro Pier Luigi non inseguire i cortei»

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LanfrancoPalazzolo Antonio Di Pietro ha sbagliato a gettare benzina sul fuoco dopo l'aggressione contro Berlusconi. Marco Follini non ha dubbi. Senatore, viste le tensioni politiche di questi giorni si aspettava questa violenza contro Silvio Berlusconi? «Questi sono momenti che non si aspettano mai. Ho cominciato il mio percorso politico nel clima surriscaldato dell'Italia degli anni '70. Penso che sia meglio preoccuparsi di più che non trascurare mai i pericoli e le insidie. Non mi aspettavo un episodio come quello che è capitato». Come ha trovato la reazione di Antonio Di Pietro, che in qualche modo ha legittimato il gesto contro il premier? «Non credo che si possa dare alcuna giustificazione alla violenza. Ho detto in mille occasioni che Di Pietro sbaglia a gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Quella di Di Pietro mi è parsa un'affermazione infelice ed inquietante». Crede che anche il Pd abbia utilizzato toni impropri? «Penso che conti e valga più di tutti il gesto che ha fatto Pierluigi Bersani, che si è recato in ospedale da Silvio Berlusconi come era giusto che fosse e come si usa in ogni democrazia». Per quanto riguarda Bersani, il leader del Pd aveva definito domenica, prima dell'aggressione, Silvio Berlusconi come un «pifferaio miliardario» e poi aveva definito «quelli che gli vanno dietro» come «dei poveracci». Immagino che lei certi toni non li abbia mai usati. «Io certi toni li ho subiti e non li ho mai usati. Alcuni termini sono utilizzati da molti politici, ma non penso che si possa iscrivere Bersani in questa lista. Anzi, ho sempre apprezzato il tono e lo stile di Bersani. Nei comizi qualche battuta la fanno tutti». Cosa ha pensato quando ha visto alcuni esponenti del suo partito andare al "No B day"? «Ho preso le mie distanze da quella manifestazione. Il Pd non deve rincorrere la piazza e considerarla il luogo salvifico della sua opposizione. Detto questo, penso che non ci sia un rapporto tra la piazza "viola" di qualche giorno fa e l'aggressione che Berlusconi ha subìto a Milano. Stiamo attenti a non demonizzare il dissenso, che io non cavalco. Ma dobbiamo distinguere bene». L'aggressore di Berlusconi viene da una famiglia che ha votato per il Pd. I toni di questo periodo non possono averlo indotto a pensare che quel gesto era "giusto"? «Parliamo di una persona che non conosco. E difficile esprimere un giudizio. Si è trattato di un gesto isolato che non ha un retroterra politico. Tartaglia è una persona che ha problemi. Iscrivere questa persona nell'album di famiglia del Pd è un atto scorretto. Quest'uomo non ha nessuna parentela politica con noi». Perché nella base del Pd ci sono tanti nemici di Berlusconi. Se si guarda www.forumista.it si trovano toni che legittimano l'aggressione contro il premier. «Insisto, nessuno di noi può offrire nessuna forma di giustificazione alla violenza. Che poi nel paese questa stagione politica ha diffuso dei veleni è una responsabilità di tutta la classe politica. Questo clima si combatte mettendo in campo una nuova cultura politica che guardi agli interessi generali del paese».

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