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Fini rompe gli indugi e chiama Silvio

Gianfranco Fini

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Addio alle polemiche. Addio ai dissidi delle ultime settimane. Addio a tutto. Prevale la fraterna amicizia. Gianfranco Fini alza la cornetta e chiama subito il Cavaliere ma i collaboratori del premier gli spiegano che sta facendo gli esami al San Raffaele. E più tardi gli spiegheranno anche che non è in condizioni di parlare al telefono, è stato informato e ringrazia di cuore e appena potrà richiamerà. Dunque l'aggressione a Berlusconi fa mettere da parte qualunque dissapore. Tanto il presidente della Camera si sente in diritto di intervenire al Tg1 con parole inequivocabili: «È un brutto giorno per l'Italia e tutte le forze politiche hanno il dovere di fare in modo che il Paese non riviva gli anni di violenza». Fini esprime la propria «condanna» per quanto accaduto, «un gesto di violenza - dice - che non può essere giustificato». Il riferimento, per quest'ultima dichiarazione, era al commento che era stato fatto da Antonio Di Pietro, un commento di quasi comprensione del gesto di Massimo Tartaglia. Il principale inquilino di Montecitorio aveva seguito comizio di Silvio Berlusconi da casa in diretta tv. Ed era già apparso risollevato visto che non c'erano stati gli strappi auspicati da quelli che gli uomini di Fini chiamano i «falchi berlusconiani». Anzi, il presidente della Camera non era stato nemmeno citato nel corso del discorso in piazza Duomo e non si erano sentiti nemmeno accenni velati. Poi l'aggressione. Fini chiama subito Ignazio La Russa, che è con Berlusconi e Milano. Gli chiede che cosa sia accaduto. Quindi decide di cercare il premier. Subito dopo, intervengono tutti gli uomini più vicini al co-fondatore del Pdl. Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera: «L'aggressione a Berlusconi è frutto di un intollerabile clima di violenza verbale nei confronti del presidente del Consiglio liberamente scelto dagli italiani». «Al premier - aggiunge - va la vicinanza di tutti coloro che non consentiranno operazioni di piazza, peraltro violente, tese a rappresentare una tensione che non dovrebbe appartenere alla nostra democrazia». Quindi tocca al viceministro Adolfo Urso, che è anche segretario della fondazione FareFuturo: «Una aggressione vigliacca, frutto di una campagna d'odio che sta avvelenando la vita politica e il Paese. Piena solidarietà umana e politica al premier Berlusconi». A ruota arriva anche il commento ufficiale della fondazione finiana: «Il clima d'odio, di rancore, di delegittimazione dell'avversario e del nemico non può che creare mostri, non può che riportare l'Italia a un tempo che nessuno vorrebbe più vivere. Oggi - aggiunge - è stato un gesto di un singolo. Gravissimo. Ma domani potrebbe essere di più. E per questo che non è più tempo dei falchi. È tempo, deve essere il tempo, delle colombe». La nota di FareFuturo aggiunge anche che «è per questo che la solidarietà e la condanna non sono sufficienti. Perché purtroppo il gesto folle di un individuo rischia di diventare il simbolo dell'apertura di una stagione nera per la storia d'Italia. Una stagione in cui il dialogo e la condivisione perdono terreno rispetto alla logica della barricata, dello scontro, della guerra». Un altro finiano, Carmelo Briguglio, chiede che della sicurezza del premier se ne occupi adesso il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. L'unico finiano a non profferire verbo è Fabio Granata. Da parte sua nessun commento. Né di solidarietà a Berlusconi né di condanna del gesto: anche questo è un segno dei tempi.

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