«Condividiamo lo spirito del ddl mentre non condividiamo la tesi del ritiro "sic et simpliciter" del provvedimento» ha detto il Guardasigilli replicando - a Porta a Porta - al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che sollecitava un passo indietro sul ddl Gasparri-Quagliariello. «Il testo è al Senato - ha spiegato il minitro - e dunque ci si confronta per vedere i miglioramenti». «Lasciate perdere il Ddl sul processo breve, mandatelo al macero, è una cosa immangiabile - gli ha replicato Casini - è un provvedimento che ha mille ragioni per essere dichiarato incostituzionale. Occorre riconoscere che esiste il problema Berlusconi e noi al riguardo abbiamo cercato di fare una proposta sul legittimo impedimento. Ma quando il Pdl presenta in merito una proposta che estende a tutti i parlamentari il legittimo impedimento fa scappare da ridere. Già in Parlamento si lavora così poco. In pratica sarebbe un'impunità permanente per tutta la classe politica». Nel frattempo continua a far discutere il giudizio negativo della sesta commissione del Csm che ha rilevato profili di incostituzionalità del provvedimento. Il vicepresidente Nicola Mancino ha provato a gettare acqua sul fuoco delle polemiche spiegando che il Csm «suggerisce correzioni, non si pone di traverso rispetto all'iter del disegno di legge discusso in Parlamento, organo autonomo e sovrano». I principali rilievi di Palazzo dei Marescialli riguardano: l'incompatibilità totale o parziale con gli articoli 111 (giusto processo), 24 (diritto alla difesa) e 112 (obbligo dell'azione penale da parte del pm) della Costituzione; il rischio di amnistia soprattutto per reati legati alla corruzione; l'irragionevole disparità di trattamento; i maggiori danni finanziari per Stato. Secondo il Csm, infatti, il ddl farà «lievitare» le domande di indennizzo previste dalla Legge Pinto.
Processo breve, Alfano ribadisce: "Nessun dubbio, andremo avanti"
