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Il richiamo di Schifani: uniti o elezioni

Roma, la istituzioni durante i funerali solenni nella Basilica di San Paolo fuori le Mura dei sei paracadutisti della Folgore a Kabul

Casini attacca: "Parole inopportune"

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  La notizia arriva come una bomba sulla scena politica in serata. Stavolta non sono editoriali di giornali, non sono i politici di terza fila in cerca di un momento di gloria. È il presidente del Senato, Schifani che lancia l'ultimatum: o c'è compattezza nella maggioranza, oppure è violato il patto con gli elettori e si deve tornare a votare. Una sferzata che colpisce l'area del Pdl vicino a Fini. Oppure il Pd di Bersani che di andare al voto ora non ha proprio voglia. Stavolta sono in pochi a pensare che possa trattarsi di una iniziativa isolata. Difficilmente Schifani può aver deciso di esporsi in questo modo senza l'assenso di Berlusconi. Forse è questo l'umore del premier, che molti dall'esterno credono di interpretare, senza avere un riscontro diretto. Ora la palla è gettata nella mischia. E riaffiorano le divergenze. Gli esponenti del Pdl finiani si dissociano. C'è imbarazzo in altri ex di An, che ricoprono un ruolo nel nuovo partito, come La Russa. La bocciatura del Lodo Alfano ha agitato le acque. Fini ha detto di sì al disegno di legge per dare una durata limitata ai processi. Ma i suoi sembrano mettere ostacoli. Poi, ieri, lo schiaffo è arrivato dal fedelissimo Bocchino che, davanti alla mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino nel mirino dei magistrati campani, ha lasciato la porta aperta a un eventuale sostegno. Così, mentre ripartono i processi nei confronti del premier, c'è un disegno di legge che non ha affatto la strada spianata. Con la possibilità che fette della maggioranza si uniscano alla richiesta di dimissioni di Cosentino è forse maturata la decisione di giocare a carte scoperte. Poi ci sono le dissociazioni su alcuni temi etici. Ma questi sono trasversali. Certo ancora non si è spenta l'eco delle affermazioni di Fini convinto che gli italiani non capirebbero un ricorso alle urne con una maggioranza solida sia alla Camera sia al Senato. A differenza del '94 nessun gruppo ha lasciato la maggioranza o dice di essere intenzionato a farlo. La Lega, dopo le sparate su Tremonti, ha scelto un basso profilo.   Semmai defezioni ci sono state nell'opposizione con Rutelli e i suoi amici. Inoltre il governo ha saputo affrontare con successo le emergenze: rifiuti, terremoto e crisi finanziaria. Ma il problema ora è questo: la maggioranza è veramente solida? La frattura tra i finiani e i fedelissimi di Berlusconi appare insanabile. E le reazioni alle parole di Schifani lo dimostrano. Granata, vicino al presidente della Camera, parla di clima irrespirabile e avverte che il partito non può essere una caserma. Si aggiunge il vicepresidente dei deputati del Pdl, Briguglio, che richiama i consiglieri del premier sul rischio che una fine anticipata della legislatura potrebbe avere sui risultati elettorali. Schermaglie a cui rispondono proprio i fedelissimi del Cavaliere che danno ragione a Schifani. Si muovono le seconde file, con i leader in trincea. Intorno a loro il sospetto. Una eventuale campagna elettorale può riunire il Pdl. Oppure potrebbe essere l'occasione per dare una lezione ai dissidenti? Per essere più espliciti a Fini. I falchi è quello che vorrebbero. Ma con quali risultati? Con quali rischi? Fini fuori dal Pdl sarebbe un vantaggio per Berlusconi? In azione, come sempre, ci sono i pontieri, i pacifisti della politica che, ora più che mai, tutti sentono e nessuno ascolta. La partita si gioca in Parlamento. Si gioca sulla legge per i processi. Si gioca sul riconoscimento o meno della leadership di Berlusconi da parte di tutti. Sta di fatto che l'eventualità di elezioni, fino a poco tempo fa considerata dai più un'ipotesi da non prendere in considerazione, ora entra nello scenario politico. E non è più un'eventualità remota.

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